Molino Trattoria Contemporanea a Calenzano: prima era un classico ristorante anni ‘80 di pesce, “tutto bianco accecante, con i gagliardetti marini alle finestre”, ci racconta col sorriso Dario Bitto, fiorentino classe 1991 con alle spalle studi in agraria, socio al 50% insieme a Luca Fossi e Melania Cannistrà.I tre si conoscono al Mangia Pizza di Firenze di proprietà della coppia, nel 2014. Non si perdono mai di vista nonostante Dario giri il mondo (anche all’Opera House di Sydney), e nel 2023 scelgono proprio questa “ex piscina monocolore’” gestita da due titolari prossimi alla pensione per far ristorazione insieme.

Più di 50 locali, da Prato a Firenze Sud visitati, e questo era perfetto  – ci racconta l’ex chef de rang. tra gli altri, di Borgo Santo Pietro a Chiusdino. “Questo posto aveva il giardino e il parcheggio. Volevamo un luogo piccolo, e che vivesse di avventori locali: avevamo paura del Covid e dell’effetto turismo di Firenze”.  Metà verde e metà rosso, tovaglie di stoffa bianche col logo inciso, 40 coperti, non uno di più, anche nella bella stagione, col sole che si spinge ben oltre i monti della Calvana: una sorta di dichiarazione programmatica di lavoro!

Quella del Molino è “una cucina di mercato, ogni giorno vado in pescheria e scelgo il pescato che più m’ispira, così come le verdure. Adesso in carta abbiamo più pesce che carne – così Bitto sul menu del suo locale -“Lo stesso vale per il vino: tante etichette blasonate , ma ciò che mi rende più fiero sono le piccole aziende che fanno poche bottiglie”.

Dalle stelle al Molino, passando dalla Lombardia, senza fermarsi troppo.

Gli stellati sono ambienti bellissimi, avevo bisogno però di una realtà più casalinga, che mi permettesse per esempio di sbizzarrirmi un po’ più spesso con la carta: non amo tanto il sushi, né il cibo esotico, ma mi piace il cibo tradizionale, che guardi però un po’ più in là. L’idea di questo locale si è rafforzata anche quando sono stato a Milano da Trippa. Il nostro però è un percorso diverso – ci tiene a ribadire il giovane proprietario – quella è una cucina più creativa, la mia vuol tenere più i piedi per terra”.

Così alcuni piatti abbracciano la tradizione, la modernizzano, senza però stravolgerla: in carta c’è infatti la ricotta del pastore di Legri a Calenzano, che una volta la settimana scende e porta a valle i suoi prodotti, servita con cipollotto arrosto, puntarelle, olio, limone e bottarga.

O le codesa, acciughe del Cantabrico serie limitata, con pan brioche e burro di Bretagna.

Tra i primi spicca la calamarata con seppie ed inzimino, bietola e pomodori. 

Il signature dish ora in menu è però lo spaghetto triglia, ortica e bottarga.Ai secondi, la sontuosa bistecca di Angus insieme alla più nostrale costata di pecora alla griglia.

Creme caramel fatto come una volta per finire, o tortino al cioccolato bianco e crema, con un tenero ai frutti rossi.

In sala Dario manda avanti un servizio impeccabile, che detta i tempi a Gino, chef che ha vissuto molte vite ristorative (da ‘La Buca’ a Cesenatico, passando per il ‘Mangia’ a Prato) ma che al Molino ha trovato la sua dimensione.

Orari:

da martedì a venerdì: 12.15-14.30. !9.20-22.30

Sabato: 19.30-22.30

Domenica: 12.30-14.30

Consigliata la prenotazione

Antipasti:

Dai 10 ai 15 euro

Primi:

Dai 13 ai 15 euro

Secondi:

Dai 20 ai 24 euro

Dolci:

Dai 5 agli 8 euro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento