Non lontano da Palazzo Vecchio, all’angolo della via che porta al corso de’ Tintori, sorge questa trattoria, che esiste da diverso tantissimi anni, citata anche da Fabio Picchi nel suo ultimo libro. Di turisti a passeggio ce ne sono molti, ma il locale è frequentato soprattutto da residenti. Arredamento stile anni Settanta nelle due salette apparecchiate in maniera classica. Il menu è lo specchio di quegli anni, con piatti della tradizione come la zuppa di cavolo nero, le aringhe con scalogno, i tortelli  di patate con ragù ma anche tortellini panna e prosciutto e  la selezione di pesci affumicati. Non mancano gli habitués, ai quali i titolari si rivolgono in maniera confidenziale, come è giusto che sia. Buona la zuppa, discreto il lardo, messo sulle fette di pane tostate, di buona fattura i tortelli di patate, con il ragù troppo asciugato. Gradevole l’ossobuco, con molta salsa di pomodoro a coprire. Carta dei vini incentrata sui prodotti toscani,senza annate e senza nomi,  dai ricarichi corposi. Sui 20-25 euro, per una sosta piacevole fuori dai locali acchiapaturisti del centro

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Un commento

  1. ho sempre pensato che tu fossi un critico “buono” nel senso di equilibrato ed attento al lavoro degli altri, impegnato ad evidenziare gli aspetti positivi piuttosto che a cercare il pelo nell’uovo per una facile stroncatura.
    questa recensione me lo conferma e ne sono felice!