Il cognome sembra uscito da un film di Benigni, tipo il meccanico di paese: ”Oh Barsotti, vien qui, che c’ho da farti vedere ‘sto carretto che un mi và nemmeno a pigiarlo!” ed in effetti la provenienza dei due fratelli titolari, Francesco e Lorenzo, è toscana, pur trovandosi in territorio emiliano. Un po’ l’amore, un po’ la voglia di sfidarsi in campo avverso, sta di fatto che nel 2010 decidono di cominciare l’avventura, rilevando quello che era stato un bar di paese per poi trasformarsi in trattoria di scarsa fortuna. Il legame con Prato, città natale, è ancora forte, il padre finisce l’auto per consegnare materie prime provenienti dal territorio di origine, ma la cucina spazia in campo nazionale, grazie alla creatività di Lorenzo, che da solo ai fornelli, ha modo di creare piatti indubbiamente dotati di personalità. Dall’esterno ha mantenuto il look del passato: non pensate all’osteria dei sogni, no, pensate a quel laminato anni Settanta, colore dorato, che caratterizzò le botteghe e i bar dell’epoca, con il trionfo dell’alluminio che andava a sostituire il legno. Una volta dentro, colpisce la quantità folle di bottiglie, appoggiate in ogni dove, a coprire anche spazi dove potrebbero trovare posto tavoli. Però, come afferma Lorenzo, più di tanti coperti non è possibile fare ed avendo un fratello che lavora come rappresentante di vino, qualche vantaggio dalla professione principale occorre monetizzarlo. La coppia è ben assortita, Francesco è un attore di teatro, dilettante d’accordo, ma che giustifica il suo lavoro in sala, quando occorre, mentre Lorenzo lavora in coppia con la sua ragazza ed esce a commentare i piatti, se necessita. Qualcosa di strano in effetti c’è, tra combinazioni di erbe, spezie, ed ingredienti inseriti in luoghi non consueti: impressiona la carta dei vini, ricca di riferimenti borgognoni in particolare, senza dimenticare altre zona transalpine, ma non trattate con lo stesso amore. Partenza con ricottina fresca, poi ci si fa tentare dal foie gras d’oca spadellato con fragole, rabarbaro e caffè. Indubbiamente particolari i tortellini con capocollo di Cinta Senese, coriandolo e mortadella, freschi e saporiti; meno azzeccati i passatelli asciutti con calamaretti, fave, timo limonato e rafano, anche se il pensiero risulta IMG_6623interessante. Divertente il manzo al pascolo, con la gota che si accompagna alle lumache, al fieno, alle erbe spontanee, ai funghi, da sapori ed aromi conturbanti. Si chiude con la torta di mele con lardo di Colonnata e lamponi, azzardo riuscito se pur assolutamente insolito. 55 euro per tre portate senza vini, in un ambiente che ha il fascino del vintage: in una sala ci si immagina i vecchietti a giocare a carte, nell’altra le discussioni per la partita persa del Bologna. Ma intanto, nel bicchiere, scorre vino di grande felicità..

 

 

 

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