Il quartiere di San Frediano è a due passi, siamo quindi nella Firenze più popolare e genuina. Anna ancora si aggira per la sala, anche se il lavoro al momento del servizio viene portato avanti dai familiari e dal personale. Mi sono chiesto spesso i motivi che spingono le persone a frequentare lo stesso ristorante tutti i giorni(per me che è invece un obbligo cambiarlo:-) ed ho capito come, più che la qualità dei piatti, conti soprattutto l’ambiente e la familiarità con il titolare, conferma avuta visitando questa trattoria. Ambiente semplice, una grande sala ed una più raccolta vicino alla cucina: a pranzo non ci sono tovaglie, si mangia sui tavoli di legno con una tovaglietta. Servizio molto rilassato, viene direttamente il cuoco, con calma, ad illustrare il menu a voce: alla richiesta della carta dei vini, si premura di avvertire che volendo c’è lo sfuso, poi porta due bottiglie elencando correttamente il prezzo. Attorno si aggira una varia umanità, clienti abituali che entrano fino a tardi, soggetti simpatici, come l’operaio che si apparecchia da solo, l’altro che mangia con il cappello ben piantato sulla testa, giovani che salutano uscendo. L’antipasto toscano è abbondante e buono, soprattutto i crostini e il prosciutto, peccato invece per il goccio di panna nelle penne strascicate(fra l’altro sicuramente precotte ma rimaste bene al dente). Il roast beef di secondo è un perfetto esempio di piatto  casalingo, al sangue ma con il jus (ovvero fondo di cottura)ben caldo. Il servizio è corretto, appare solo un po’stanco, forse di routine, è l’entusiasmo a mancare, anche se è ineccepibile a livello di cortesia. Tre portate escluso vino 24 euro

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