A volte ritornano..o meglio, non se ne sono mai andati!Sono i grandi classici della cucina internazionale, quelli che alla scuola alberghiera li facevano imparare a memoria, come storia e come ricetta vera e propria, che fanno parte dei fondamentali, come il calciatore che inizia a palleggiare, ma che poi non trovi mai nelle carte dei ristoranti: oppure a volte sì, ci sono, ma rivisitati, reinterpretati..un po’ come quando si ascolta una canzone e la si sente ripoposta in una modo che non ci sembra appropriato. Harry’s bar a Firenze significa tradizione; l’anno prossimo compie 60 anni ed ha rappresentato sempre un luogo di ritrovo per i “dandy” della città, con il banco del bar dove è possibile sedersi per sorseggiare un Bellini(in inverno magari no..) o un cocktail preparato al momento. Da pochi anni la sala superiore è stata allestita in maniera speculare a quella del piano terra, mentre al piano inferiore da quest’anno si respira aria nuova: in cucina Edoardo Montagni, giovane chef pratese di origine ma con buona esperienza al nord, dove ha lavorato in ristoranti di ottimo livello. Nella carta, accanto agli intramontabili, qualche prposta creativa, misurata che affianca i grandi classici come i taglierini gratinati, la tartare e gli scampi al curry con riso pilaf. Non poteva mancare il tournedos Rossini, un must del locale, adatto ai carnivori golosi, che amano la consistenza morbida ma anche il sapore deciso. La storia del nome la trovate qui, un piatto nato da uno scambio di opinioni tra Careme e Rossini, ma forse è più appassionante questa versione: l’importante alla fine è sedersi e mangiare. Edoardo segue la ricetta che da sempre viene fatta all’Harry’s, senza salsa demiglace al Madera e senza crostone…buono ma, ecco: perchè non torniamo ad eseguirlo come fosse grande classico della musica? ci vuole l’aggiunta dei due elementi mancanti, farebbero tornare in mente sensazioni sopite, con una musica di sottofondo, un viaggio nel tempo…

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