A volte un gastronomo si chiede: come è possibile? Studiando il successo di alcuni piatti, viene naturale domandarsi perchè possano avere largo seguito tra i consumatori di ogni ordine e grado. Non hanno niente che potrebbe funzionare eppure piacciono: un po’ come chiedersi perchè i Pohh riempiano le piazze e i Quintorigo sono un gruppo per pochi intimi, allo stesso modo si può pensare che Paolo Lopriore non è stato capito mentre il cuoco della pizzeria che sforna 300 coperti al giorno ha torme di avventori che lo celebrano in pompa magna. Proprio Paolo Lopriore aveva proposto una versione dei tortellini panna, prosciutto e piselli alternativa, riuscendo ad affascinare anche qualche purista emiliano. Eppure la diffusione dei tortellini preparati in siffatta maniera la si deve agli anni Ottanta, con la diffusione delle pizzerie e la necessità di condimenti veloci da preparare al momento, con la panna quale unico legante. Torniamo al sodo per capire perchè no ad un piatto simbolo di un ghiottone errante: il primo aspetto potrebbe essere la cattiva qualità della materia prima e pensiamo così a tortellini industriali, panna sterilizzata. piselli in scatola e spalla cotta al posto del prosciutto, con una spolverata di formaggio non identificato al posto del Parmigiano Reggiano. Invece, anche così riescono a piacere, addirittura c’è chi non rinuncia nemmeno a quelli in scatola o liofilizzati(Sic!). Oppure una versione ideale: tortellini fatti a mano con ripieno misurato a livello di gusto, panna fresca al 35% di grassi, piseli novelli, prosciutto crudo e Parmigiano 36 mesi…questa forse non convincerebbe ne’ il gourmet ne’ il gourmand.Pensare che in Emilia l’elemento dfondamentale è il brodo nel quale devono cuocere, visto che l’acqua nemmeno devono sapere cosa sia..Non dovrebbero piacere a causa di equilibrio gustativo carente, spostato sul dolciastro per panna e piselli, con un contrasto eccessivo di saporito legato al parmigiano e al prosciutto cotto rosolato, il che li porterebbe a diventare stucchevoli e da abbandonare dopo la prima forchettata. Ed invece no, basta osservare la faccia estasiata di chi li mangia e malgrado diventi satollo in un attimo, continui a riempirsi lo stomaco con un’espressione facciale a metà tra l’orgasmo e la sofferenza…continuiamo a farsi del male allora, anche se per molti, in letizia e felicità!Credits Recipes.myblog.it

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Un commento

  1. Ciao Leonardo apprezzo molto ciò che scrivi e come scrivi, si vede la meno esperta dell’intenditore gastronomico ma questa volta non sono molto d’accordo sull’enfatizzazione di questo piatto desueto e veramente legato a un periodo storico dove la panna, che personalmente odio in cucina, imperversava in ogni dove. Io in quel periodo lavoravo a Pistoia e vendevo il “folletto” e spesso a pranzo si mangiava nei primi bar che allora intraprendevano l’esperienza delle preparazioni di primi veloci, e haimè le penne strascicate con sugo e panna la facevano da padrone. Ritengo comunque che dei buoni tortellini con panna e prosciutto siano in realòtà un piatto gustoso ma titengo che la cucina sia altro. 🙂