“Entrare in un pezzo di storia, senza apportare nessuna alterazione”. Nell’alta Val Squaranto, a Trezzolano per precisione, poco sopra Verona, luogo incontaminato e ricco di biodiversità dove la natura domina incontrastata spingendosi verso una piena connessione con il territorio, Roberta Previdi, architetta di formazione, ha scelto di abbandonare squadre e compassi per dedicarsi anima e cuore alla coltivazione dell’uva e dell’olio, e lo ha fatto nel pieno rispetto della memoria di una villa storica del 1300, antica dimora degli Scaligeri, i signori di un tempo della città dell’Arena.

Fu un fiorentino però, il cardinale Guelfardo Ridolfi che già nei primi del 1800, ci racconta Roberta, “dotò la proprietà anche di un sistema idrico, noi abbiamo una infatti una sorgente naturale che alimenta tuttora e alimentava la coltura all’interno della proprietà”.

Il lascito di Ridolfi e della Toscana lo si ritrova poi nello stemma di Torre di Terzolan (un bue che campeggia sopra due stelle, antico simbolo proprio della discendenza fiorentina) e anche nell’iconico “Colombo”, un cipresso, tipica espressione vegetale del Granducato, che ti accoglie nel grande giardino della villa, messo a dimora – da qui il nome che riporta all’eroe delle Americhe – parrebbe proprio nel 1492.

Una conservazione e un legame inscindibile col passato, filosofia che porta avanti fin da subito Roberta che fonda l’azienda nel 2015, che conta sei ettari di proprietà vocati a olivi, e 2 ettari e mezzo con quattro vigneti (La Mezzaluna, La Pala, Il Binte e Il Brolo, tre guyot e una pergola ) coltivati esclusivamente in agricoltura biologica, che mantengono le varietà autoctone Corvina, Corvinone, Rondinella e qualche filare di Croatina, per dar vita ai vini più nobili della Valpolicella. Torre di Terzolan è un vero e proprio château alla francese con annessa la cantina di produzione “da cui si ottengono circa 13.000 bottiglie”, ci spiega sempre la padrona di casa.

Valpolicella Doc, Valpolicella Superiore e Amarone, riposano infatti nel caveau secolare di Torre di Terzolan, uno scrigno sotterraneo che corre lungo tutto il perimetro della villa, che abbraccia la pietra, il tempo e il silenzio. Le uve appassiscono in maniera naturale sotto il portico e affinano tra acciaio, anfore Tava (non vetrificate) e barrique francesi, con un’adesione massima al territorio, per creare vini con un’identità e uno stile unico, verticale, sorprendentemente sapido grazie al vento fresco, essendo a circa 350 metri sul livelli del mare, che accarezza gentile la tenuta.

Il Valpolicella 2024, vino d’ingresso e ultimo nato a Torre di Terzolan, ha un profumo di frutta rossa, ciliegie, mora, e note di erbe aromatiche. Il ‘fratello maggiore’ invece, il Superiore 2019, l’etichetta più identitaria della proprietà, al palato racconta di un’acidità equilibrata che ne esalta la morbidezza figlia di un affinamento di 15 mesi tra barrique e anfora.

L’inaspettato Amarone 2017, è invece gastronomico e per certi giovane nonostante la lunga sosta in barrique (36 mesi), e per niente appensantito dalla pratica più comune a valle della surmaturazione delle uve. Un rosso dall’ottima beva, anche in un periodo, quello estivo, non proprio adeguato per un vino solitamente opulento. La Val Squaranto è la nuova frontiera della Valpolicella, un luogo dove l’uva è lasciata libera di esprimere il carattere che le deriva dal luogo. E Torre di Terzolan ne è la fedele interprete.








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