Terre Alte di Pietramala è l’azienda agricola di Simone Menichetti, nome conosciuto tra gli appassionati di vino per la sua lunga esperienza alla direzione di Podere Fortuna in Mugello, con i lavori antesignani sul pinot nero in quelle zone dell’Appennino.

Terre Alte di Pietramala si trova nel comune di Firenzuola, sull’Appennino Tosco-romagnolo, a 850m slm; qui dal 2017 Simone ha preso in affitto un vecchio podere degli zii in abbandono e ne ha fatto la sua scelta di vita e professionale, l’agricoltura. Quassù, in un territorio aspro e montano “che aveva ormai perso la sua vocazione agricola”, si è cimentato con varie colture, partendo dalla patata, la patata di montagna, nelle varietà bianca, rossa e ratta, e con i fagioli, zolfini, borlotti e cannellini, coltivati un tempo sulla montagna solo per uso domestico. Anche grano Verna e raccolta di marroni per farne farina dolce. Tutto questo praticando un’agricoltura etica e responsabile.

Queste zone erano un tempo ricoperte dall’oceano piemontese-ligure e ad oggi i terreni sono un coacervo di minerali di origine diversa: a grandi linee si individua una base di arenaria che poggia su una dorsale di argilla, granito e calcare dal massiccio corso-sardo. Qua e là infiltrazioni di lava, che originano terreni neri. Lo spessore del suolo è di circa 1.3 metri con scoglio piccolo, terreni mediamente freschi, che trattengono l’umidità.

Simone sul trattore a seminare le patate

Ma il primo amore si sa, non si scorda mai, e quindi il sogno di avere una propria vigna bussa forte alla porta. “In Svizzera (dove Simone ha lavorato per tre anni) ho fatto esperienza su vigneti in quota e quindi mi son detto…perché no! E ho piantato la Vigna del Sorriso, un piccolo campo, poco più di 1000 metri a 880 metri di altezza. Si tratta in tutto di 1229 viti, piantate a densità molto alta (tradotto sarebbero 11000 piante a ettaro), per sprecare poca terra, con barbatelle di pinot nero, pinot bianco e pinot grigio acquistate in Borgogna“.

Perché Pinot? Prima di tutto per la grande esperienza maturata sul pinot nero in Mugello negli anni di Podere Fortuna e anche per un discorso di altitudine tale, che forse solo un pinot può sopportare e arrivare a maturazione. “Pinot grigio e bianco semplicemente perché li adoro!. E poi nel caso in cui non fossi riuscito ad arrivare a maturazione per fare del vino, sono tutte varietà spumantizzabili!!“. Viva l’onestà.

Simone ha di recente ottenuto il permesso di piantare un’altra piccola vigna, circa 2500 viti, in un terreno situato un poco più in basso. Fin qui tutto bene, tutto bellissimo, ma non potendosi confrontare con nessuna realtà vicina o locale, poiché lassù nessuno si sognerebbe di fare vino, da uomo coi piedi per terra e le mani nella terra, si è posto la domanda: ma sto facendo la cosa giusta? o è solo follia? ha senso andare avanti con la vite e il vino a queste altitudini o è solo un sogno che rincorro?

E ha chiesto il parere a noi, un piccolo gruppo di addetti al settore. Ne è scaturita una sera al limite della commozione per tutti noi, presenti, partecipi attivi di un progetto che sta nascendo, che vede Simone pioniere ancora una volta, ma sempre pronto a mettersi in discussione con tanta umiltà, tale da chiedere un parere sincero: “vi chiedo di dirmi in tutta onestà Simone fermati o ci sono le basi per poter continuare?

Abbiamo assaggiato i suoi tre vini, imbottigliati per la prima volta, tutti a mano (appena 1200 bottiglie in totale), senza filtrazione e con  pochissima solforosa. Vinificati tutti in maniera estremamente semplice, poiché ancora di un esperimento si tratta.

MalaPietra pinot nero 2021: vinificato solo in acciaio, macerazione di 10 giorni. Il legno non è ancora pervenuto in una cantina ancora da creare! Alcol 10.5, pH 3.2. Non ha fatto malolattica perché con quel pH non gli è partita. Al sorso si sente una acidità spigolosa, che deve trovare una sua forma, ma da quest’anno sono arrivate due barrique non nuove e l’idea è quella di vinificare il pinot nero in legno. Naso riconoscibile, vinoso, tannini un po’ enfatizzati nella durezza dall’alta acidità, ma non c’è traccia alcuna di amaricante o immaturità tannica irrisolvibile.

Via Le Pangarine pinot grigio 2021: vinificato solo in acciaio. Sorso di sostanza, agrumato e ferroso, naso ruspante quasi sanguigno. Vino più materico che nei profumi deve affilarsi. Alcol 11.5, ph 3.3

Via Le Pangarine pinot bianco 2021: vinificato in damigiana di vetro. Ho detto tutto. Non c’è un filo di ossidazione, ricco di mela, mandorla, mughetto e tiglio, lime. Verticalità sparata e naso di grande finezza, ci credereste? Stupefacente. Alcol 10.5, pH 3.1

E se Simone chiedeva una risposta a noi, la risposta in realtà è venuta da sola, dai vini. Cosa si cerca in un vino mediamente? A mio avviso il territorio, la riconoscibilità del vitigno e l’emozione al sorso. Beh sul territorio c’è poco da dire. Si sente? ovvio che non si può parlare di riconoscibilità territoriale, visto che questi sono i primi vini prodotti qui, ma se per riconoscibilità si intende quello che ci si aspetta da un vino montano allora il territorio c’è: grandissime acidità e finezza di profumi. Primo step superato

Il vitigno si esprime oppure no? E’ riconoscibile? Si, tutti e tre i pinot lo sono, con pochi dubbi in proposito. Ovvio che sono vini in via di definizione, ancora “rustici”, ma hanno senso e sostanza già a questo stato embrionale, chissà cosa può venir fuori con vinificazioni più articolate e mirate. Secondo step superato.

E l’emozione? Da tempo ormai è l’emozione il fattore chiave della scelta di un vino piuttosto che un altro. Ho cercato di isolare l’emozione legata al progetto bellissimo e visionario di Simone e concentrarmi sull’emozione sensoriale (sempre che sia possibile spengere il cervello sull’ origine di un vino quando non si degusta alla cieca).  In bocca sono vini pulsanti, palpitanti di energia, pure nelle loro imperfezioni giovanili e sperimentali. Anche se sfido chiunque a dire che quel pinot bianco era stato vinificato in damigiana! Terzo step superato con lode.

Simone Menichetti grazie per questa occasione che hai voluto condividere, grazie per avermi reso partecipe per un momento di questo tuo bellissimo progetto. Vai avanti con i tuoi vini, perché le condizioni ci sono e tu hai la stoffa per fare una grande cosa.

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