Il pranzo è fissato alle 13:30 al Caffè dell’Oro, in Lungarno Acciaioli.

Ci sarebbero stati mille posti più vicini dove parcheggiare, ma la voglia di vagare mi fa lasciare l’auto in Sant’Ambrogio. Scanso volutamente il mercato centrale, mi butto a sinistra in Via dell’Agnolo e poi in Via Verdi, prendo boccate di calore e smog, a bocca aperta, non mi allontano dalle persone che incrocio; non sono in ritardo, ma divoro i marciapiedi. Durante la pandemia non ho mai sopportato – né capito, per la verità – chi urlava “Andrà tutto bene”… Lo capisco adesso, soffermandomi sotto il Biancone, guardando la luce, il sole, i turisti in Piazza della Signoria. E’ finita. Entro nel cortile degli Uffizi, lo sguardo appena alzato sull’inizio del Corridoio Vasariano, sì, c’è ancora, aumento il passo, corro quasi, infilo via Lambertesca e via dei Georgofili, poi finalmente intravedo il luccichìo dell’Arno. Grazie a Dio tutto è al suo posto.

Caffe dell'OroIl caffè dell’Oro è una sinfonia di velluto rosa e tek, specchi e luce dorata. Nel corso del pranzo, Ginevra Veronesi Pesciolini presenta le nuove creature della Tenuta di Ghizzano, i due Mimesi: IGT Toscana Vermentino 2020 e DOC Terre di Pisa Sangiovese 2018, ricercati e voluti con lo scopo di rappresentare l’essenza della natura nel calice. Ecco la ragione del nome Mimesi, nel senso aristotelico di rappresentazione, nel vino, dell’integrità e dell’espressività del territorio. Il percorso verso la ricerca dell’essenza non è estemporaneo, è iniziato tanti anni fa: dal 2008 la Tenuta di Ghizzano è certificata biologica e dal 2018 biodinamica. E in questo percorso si inserisce anche la scelta di lasciar maturare i vini nei vasi vinari in cocciopesto e in terracotta TAVA, perché nella ricerca dell’essenza si riparte sempre dai metodi antichi.

Mimesi VermentinoRappresentativo del rispetto della natura anche il packaging, votato all’ecosostenibilità. Le bottiglie riportano infatti una delicata etichetta in carta di cotone – porosa come la terracotta, e ciascuna bottiglia è numerata e firmata da Ginevra.

Delizioso il menu dello chef Antonio Minichiello, cui vengono abbinati i Mimesi di Ghizzano.

Con il Tris di Gyoza soffiati in salsa agrodolce e gli Scialatielli all’alga spirulina con carbonara di ricci di mare e Otoro, tra i due Mimesi vince il Vermentino. Nel calice, il riflesso dell’Arno alle mie spalle accende un giallo paglierino dorato e sale un profumo di fiori gialli, camomilla e dente di leone. Emergono poi il cedro, la foglia di tarassaco e le erbe aromatiche fresche, in particolare la salvia. In bocca il sorso è abbastanza fresco e sapido, si sente una delicata punta di salgemma, nel finale avverto che forse rimane un po’ compresso, non si libera del tutto.

Mimesi Terre di PisaMa il pezzo forte del menu è il Rombo in crosta di pane nero ripieno di cime di rapa, sugo di amatriciana e mozzarella di bufala: la croccantezza della crosta di pane nero fa da sponda alla morbidezza del rombo; il ripieno di cime di rapa dà struttura al pesce e con il sugo di amatriciana la bocca chiede il Sangiovese Terre di Pisa Rosso 2018, che rivela da subito una bella personalità, con quella spinta del fruttato che dà vigore al sorso. Dal bicchiere si liberano profumi di frutti rossi maturi, su tutti la ciliegia Ferrovia, la rosa rossa recisa da due giorni, i chiodi di garofano. Al gusto è godibile e la trama tannica integrata lo rende raffinato. Il Sangiovese della DOC Terre di Pisa ha la caratteristica di essere più dolce del Sangiovese chiantigiano, più delicato, e il Mimesi di Ghizzano me ne dà conferma.

Imitazione della sostanza delle cose, rappresentazione dell’essenza, riproduzione dell’equilibrio, il progetto Mimesi può essere tutto questo. Per me, che ho sentito Ginevra parlarne come della sua missione, Mimesi è prima di tutto un atto di coerenza.

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