Quasi 20 volte in una giornata su e giù a piedi con la cassetta sulle spalle, per arrivare a raccogliere l’uva, dall’altra parte della Toscana, in quel gioiello raro che è l’isola del Giglio: un territorio aspro, impervio, ma allo stesso tempo carico di atmosfera.

Perché un progetto – per dirsi tale – deve essere anche visionario e chi meglio di Alessandro Fonseca poteva mettere in testa ad un altro idealista come Philippe Austruy di far vino su una delle isole dell’arcipelago toscano?

Tutto però parte da San Martino in Cecione, nel cuore di Panzano in Chianti, quando proprio Austruy, appassionato imprenditore francese, amante dell’arte, dell’architettura e del buon vino, acquista nel 2015 la futura Tenuta Casenuove, che si estende su una superficie di 120 ettari. 

In 5 anni la restaura, nel pieno rispetto del genius loci, e per farlo, in cantina, sa che deve affidarsi a chi quel territorio lo conosce bene. Ed ecco allora a metter mano alle vigne Cosimo Casini, affiancato da Maria Sole Zoli, arrivata nel 2018. I due mischiano i ruoli (non capisci chi è l’enologo e chi il cantiniere tanto lavorano in perfetta simbiosi) e quel progetto, sentendoli parlare dei ‘loro’ vini, lo fanno proprio e lo abbracciano fin da subito.

Cosimo classe ‘85, originario dell’ Antella, borgo situato vicino a Firenze, era il primo a perlustrare il cantiere per fermarsi a parlare con la vecchia figlia del fattore che gli raccontava la storia antica di Casenuove, di come in quella che sarà da lì a poco la nuova cantina: un tempo invece del vino riposavano gli animali da soma, lesti ad abbeverarsi ad un pozzo che la proprietà ha deciso di non smantellare. Perché per preservare l’identità di un luogo, devi conoscere e rispettarne le origini attraverso chi ne tramanda la memoria, così Cosimo e con lui Maria Sole diventano a loro volta i nuovi custodi di un territorio unico. 

E il primo passo è il ritorno quasi alla tradizione tra i filari: via – in parte – i “vinoni” tipici del Médoc e nuovo spazio ai toscanissimi foglia tonda, mammolo, oltre all’inossidabile sangiovese che torna di nuovo perfetto padrone di casa, aiutato in questo nuovo vecchio ruolo dal canaiolo, dal colorino e dal ciliegiolo, storici vitigni complementari nel Chianti Classico.

Il rispetto e la valorizzazione del terroir porta l’azienda a completare la transizione biologica nel 2022, e in cantina il know how di Casini e Zoli dirotta in parte Casenuove verso l’allevamento della vigna ad alberello, che sfrutta una densità d’impianto più alta rispetto alla media (7000 piante per ettaro contro le 5000/6000). “Il clima sta impazzendo” è il refrain che si ripete sovente in prossimità di ogni vendemmia, e per arginarne la pazzia, c’è bisogno di capacità e competenza. E Casenuove non è certo sprovvista.

SCOGLIO NERO

L’isola del Giglio dista da Panzano 181 km, in pratica 4 ore di viaggio, traghetto annesso. La distanza non la percepisci però quando senti parlare Cosimo e Maria Sole di quel piccolo appezzamento di terreno che guarda verso il mare. Le camminate di salute che a cadenza regolare si regalano sarebbero un problema per molti, ma non per loro e per gli uomini e le donne di Casenuove, che fanno a gara per giungere in una delle gemme più preziose dell’arcipelago toscano, che custodisce un tesoro enologico unico: l’ansonica.

Un bianco in purezza che mostra i muscoli come un rosso, sorprendente per la sua struttura tannica. Un’ode alla macchia mediterranea, con profumi decisi di camomilla ed elicriso, che lo rendono un vino dal grande carattere. Come tutti i rossi di Casenuove a Panzano del resto, a partire dal Chianti Classico 2022, un vino varietale, dai fitti e decisi tannini. La Gran Selezione 2021 ricorda la viola, i frutti bosco, con un finale quasi salino, mentre la Riserva della stessa annata si contraddistingue per un tocco boisè, decisamente agrumato. L’Igt 2021 ha invece sfumature mentolate, con un bouquet ricco di frutti neri e rossi. 

C’è spazio sia per Ziik, perfetta bolla rosata da aperitivo, che soprattutto per la grappa bianca di sangiovese con una punta di canaiolo, affidata anche alla sapienza di un mastro distillatore. Perché a Casenuove ogni prodotto ha dietro un pensiero sartoriale, unico. Come – siamo sicuri – il vin Santo a cui forse a fari spenti stanno lavorando Cosimo e Maria Sole.

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