Ci sarei dovuto andare ma poi gli impegni hanno preso il sopravvento e sono rimasto nella natia Firenze..Poi leggo il post su Dissapore e dico”beh, tutto sommato non mi è andata male”. Certo, c’è anche un altro milanese che ne dice di tutti i colori, ma Visintin è uno che mazzuola a prescindere e quindi mi chiedo se abbia esagerato o meno. Bonilli la butta lì , in maniera un po’snob, con la foto dei fornelli utilizzati dalla stragrande maggioranza delle società di banqueting italiane, come dire, che volete che venga fuori da quelle cucine? Piove, fa freddo, la gente è arrabbiata..poi arrivo a leggere l’esperienza di Chiara Maci, la mia compagna di avventure a “Cuochi e fiamme”, tagliente nel giudizio sui cuochi e sull’organizzazione della  manifestazione, più possibilista sui piatti assaggiati. Insomma, che devono fare i milanesi oggi? Di comunicazione ce n’è stata veramente tanta, io ci andrei se non piovesse…magari per curiosità…

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Un commento

  1. Io ci sono stato ben due volte e mi sono divertito assaggiando tanti piatti. Certo ho rilevato pecche nell’organizzazione in primis la scarsità di sedie gazebo e in genere luoghi in cui conversare confortevolmente durante gli assaggi. Anche gli stand degli epositori erano un po’ tristi come disposizione e anche reperire qualcosa da bere non era cosi semplice, spumantie champagne a parte.Quanto al fatto che l alta ristorazione non si possa conciliare con questo tipo di manifestazioni “fieristiche”, non sono d’accordo; andando a Taste non mi sono mai illuso ritrovare l atmosfera e le condizioni di fruizione di un pasto pari a quelle che posso ritrovare sedendomi alla tavola di Aimo e Nadia o di Sadler ( x citare due posti in cui sono stato), sia a livello di mise en place, servizio, o anche semplicemente la temperatura dei piatti che , seppure mai inaccettabile, non era e forse non avrebbe potuto, essere pari a quella di un ristorante. Si trattava di un esperimento, un caleidoscopio, un tentativo di far uscire l alta ristorazione da impenetrabili,ai molti, torri d avorio. Era e doveva essere, anche nelle intenzioni ,un’altra cosa rispetto al ristorante stellato al chiuso e lo e’ stata ( nel bene e nel male). Il teatro degli chef divertene e utile x avvicinare gli chef e la loro manualità,  spero ripetano ancora nei prossimi anni avvicinandosi sempre più alla felice riuscita della manifestazione londinese.