Sembrava quasi impossibile, pareva quasi che non dovesse accadere, ma invece stasera è l’ultima cena. al Targa Bistrot di Gabriele Tarchiani, più di trent’anni alle redini di una cucina che negli anni 80 sconvolse il modo di uscire a cena per una Firenze che si svegliava dal torpore della sua nobiltà prolissa: erano gli anni in cui si poteva andare nelle cantine a sentire suonare i Liftiba e i Diaframma, il periodo nel quale il capoluogo toscano diventò la capitale europea della cultura, gli anni in cui nascevano l’Enoteca  Pinchiorri, il Cibreo e il Caffé Concerto, il primo nome del Targa: fu proprio chiacchierando con Gabriele che mi venne in mente di farli premiare dall’allora presidente della Provincia Matteo Renzi , per i loro trent’anni di attività. Il Targa è, anzi purtroppo , era, un locale magico, dove passava l’idea di essere sull’Arno, ma piuttosto sulla Senna, dall’atmosfera unica sia a pranzo che a cena: sedersi a tavola e chiedere il menu con la voglia di scorrerlo, per la serie di piatti che mettevano fame a leggerli. La taratare è sempre stata un’intepretazione magistrale , retaggio di un amore per la Francia mai sopito. Fra i primi luoghi apparecchiato senza tovaglia, solo quelle all’americana, poi nemmeno quelle, anticpatore di tempi ai quali certi ristoranti sono IMG_3908arrivati dopo trent’anni. Quando cambiò il nome, Gabriele lo fece per dimostrare quanto era vivo e vegeto, quanta voglia aveva ancora di rimettersi in gioco: qui sono passati tanti cuochi, molti dei quali sono diventati a loro volta ristoratori. Perché chiude? Perché così vuole la legge: la questione è spinosa, durata quasi vent’anni, ed è un miracolo della burocrazia se si è arrivati ad oggi. L’autorità di bacino ha imposto la distruzione di tutti i locali esistenti presso le sponde del dfiume, a suo tempo fu distrutta “La capannina di Sante”, altro locale famoso per il pesce, è a rischio la struttura della gloriosa “Rari Nantes Florentia”: e di pensiero vaga Oltralpe, dove ci sono ristoranti che nemmeno potrebbero aprire in Italia, e dove sul fiume si rovano decine di locali e probabilmente è giusto e doveroso, ma è un pezzo di storia che se ne va: vedere nascere e chiudere un ristorante è oggi diventato quasi un’abitudine, ma non di questi livelli e di questa storia. Non a caso chiude dopo l’edizione estiva di PITTI UOMO, giorni nei quali è sempre stato preso d’assalto da quel pubblico modaiolo ma gourmet, amante di vini impossibili, scelti da una carta sovradimensionata ma esaltante per tuttti gli wine lovers. Di sicuro Gabriele Tarchiani non starà fermo e troverà presto un luogo dove esprimersi: ma la porta chiusa per l’ultima volta stasera lascerà un po’ di amaro in bocca..e non sarà certo dato dalla carttiva digestione.

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