Ogni tanto conviene fare il turista, per capire cosa capisce un visitatore medio della cucina italiana, vista con gli occhi( e la bocca) di chi deve imparare a conoscere profumi e sapori a lui sconosciuti. In Piazza San Lorenzo, a Firenze, c’è la trattoria omonima, ricavata da quello che, una volta, era un negozio: ambiente accogliente, con tavoli di legno a vista, una sala al piano superiore con le finestre che danno sulla piazza. L’arredamento è di quelli studiati per dare l’idea di rustico e tipico, il personale di sala è rodato, abituato a lavorare a ritmi intensi, comunque sorridente ed efficiente. Il menu è quello che, tecnicamente, si definirebbe “nazionalizzato”, quindi con piatti che niente hanno a che vedere con la tradizione fiorentina ma che un americano medio vuole trovare e quindi melanzane alla parmigiana e scaloppine al limone, ma non mancano bistecca e ribollita. I salumi per l’antipasto sono del tutto anonimi, con un crostino alla toscana non male, il petto di pollo ai porcini naviga nella panna con funghi conservati sgradevoli di sapore ma la quintessenz sono le tagliatelle all’Alfredo. A Roma si chiamano fettuccine e negli Stati Uniti sono strafamose, senza capirne bene il motivo: a leggere gli aneddoti legati a questo piatto, sembra siano state inventate appositamente per attori americani di stanza nella capitale negli anni 20 e da lì diventate un piatto imperdibile in qualunque ristorante “italiano” che si rispetti. Si tratta, in pratica, di pasta all’uovo condita con burro e parmigiano: questo è il locale che si assume la paternità del piatto, questa è la ricetta: io ho trovato, come dichiarato d’altronde dal cameriere, un piatto di tagliatelle panna e parmigiano, dove la pasta navigava a vista in un mare candido di panna..eppure c’è chi ce la fa a mangiarle..Carta dei vini limitata a poche etichette, quelle preferite da una clientela che trova gli stessi vini a casa loro, con ricarichi nella norma. Comunque, un turista se la cava con 35 euro escluso vini per tre portate, senza il servizio imposto ed un coperto a 1,50 euro.

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  1. STORIA DI ALFREDO DI LELIO (CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO”) E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” DI PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA

    Con riferimento alle “fettuccine all’Alfredo” Vi raccontiamo la storia di nostro nonno Alfredo Di Lelio, inventore di tale piatto noto in tutto il mondo.
    Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) adiacente all’attuale Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
    Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo.
    Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito. Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
    Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna, Alfredo Di Lelio decise di trasferirsi in un locale in una via del centro di Roma (via della Scrofa), ove aprì il suo primo ristorante che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia.
    Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (fino al 1995 “L’Originale Alfredo”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. http://www.ilveroalfredo.it, in cui figurano anche informazioni sul franchising).
    Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama in tale ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro servite ora –dopo la morte di Alfredo Di Lelio nel 1957 e di Armando Di Lelio nel 1982- dai nipoti Alfredo ed Ines Di Lelio con le altrettante famose “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 a suo nonno dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
    Questa tradizione delle “fettuccine all’Alfredo” servite con le posate d’oro continua, quindi, a celebrare nel tempo -da oltre cento anni- la grande figura di Alfredo Di Lelio, quale unico ed esclusivo creatore di tale piatto, nato nella piccola trattoria di Piazza Rosa ed ora noto in tutto il mondo.
    Desideriamo precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono alla nostra tradizione familiare.
    Vi informiamo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza – sezione Attività Storiche di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
    Cordiali saluti Alfredo e Ines Di lelio