Quando si arriva in estate, puntuale come la campana della chiesa che rintocca a mezzogiorno, arriva la polemica sui giornali, che oggigiorno si espande sui vari social, relativa a qualche scandalo del settore ristorativo gastronomico. La ragione è evidente: la massa delle persone che va in vacanza ha sguardo attento al portafoglio e alle spese da sostenere ed i conti devono tornare, per evitare che le ferie si trasformino in un bagno di sangue, economicamente parlando. Quest’anno impazza il caro spiaggia, ombrellone e lettino alle stelle, ma tiene banco ovviamente la spesa al ristorante, per casi estremamente diversi balzati agli onori della cronaca.

pexels-klaus-nielsen-6287539.jpgIn questo articolo del Corriere Fiorentino trovate la solita inchiesta relativa ai prezzi alti nei bar e ristoranti, in due località come Firenze e Forte dei Marmi:  viene da chiedersi dove sta la notizia, se i prezzi sono esposti al pubblico, ed  il cliente scelga di consumare volontariamente, senza che nessuno  l’obblighi a farlo. Sparare nel mucchio degli esercenti non ha senso, il prezzo dipende dal tipo di offerta, dall’ambiente, dal personale, dai costi di affitto: tutta una serie di fattori che differiscono per ogni locale, senza scordarsi che parliamo di mete che sono diventate destinazioni internazionali, e i prezzi sono indubbiamente simili in tutto il mondo. Diverso è il caso che si pone quando in un conto ci sono voci di spesa che non sono state annunciate in precedenza: anche il tanto vituperato coperto, del quale viene esposto il prezzo sul menu, potrà far arrabbiare ma si accetta di pagarlo perché viene dichiarato prima. Quello che non torna è quando si fa pagare qualcosa non espressamente indicato nel menu, e che appare oltremodo bizzarro. È il caso del tramezzino diviso a metà o del piattino in aggiunta al piatto di pasta per farlo assaggiare alla bambina: questi sono autogol clamorosi sul fronte dell’accoglienza. Un ristoratore deve essere bravo nella gestione dei costi, capire quali sono gli elementi nei quali poter guadagnare ma poi evitare di essere puntigliosi su azioni che, se lo dobbiamo analizzare da un punto di vista economico, hanno davvero un costo, ma quantificarlo diventa solo ridicolo.

Conto al ristoranteQuello che sarei curioso di osservare è il sistema delle recensioni applicati a tutti gli altri lavori: applicare le stelle o i pallini ad avvocati, ingegneri, medici, idraulici, taxisti sarebbe un’esperienza interessante da osservare.

 

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2 Commenti

  1. Lo so di esulare dal tema principale ma il riferimento ad altre categorie, essendo quasi sempre all’estero (attualmente in Nuova Zelanda con i suoi grandissimi vini), fa si che ai tassisti italiani non vada nemmeno una mezza stella.

  2. Giusta osservazione, Leonardo. Contesto anch’io la gabella del coperto, ad esempio, ma se presente sul menù che io consulto prima di ordinare (se non addirittura lo leggo in una bacheca fuori dal locale) non posso che accettarlo, ovviamente.
    Quello che mi farebbe piacere sottolineare è, invece, quella che, a mio personalissimo parere, è una vera carenza di professionalità di una certa parte di “pseudo” giornalisti. Questi soggetti sfruttano la sensibilità dell’ipotetica opinione pubblica su argomenti di attualità per riempire pagine di giornali, blog ecc. con notizie che non sono tali, con l’unico scopo di portare lettori su pagine che sono strapiene di pubblicità! Se un conto è alto in un ristorante, posso scegliere di sedermi in un altro più economico. Non è una notizia che in una famosa enoteca fiorentina o in una villa di Orta San Giulio si paghino conti importanti. Sennò perchè non si scrive gridando allo scandalo per il costo di un vestito firmato, nelle settimane della moda di Milano o Parigi, o del costo milionario di qualche auto di lusso, durante il salone di Ginevra?
    E’ che, sempre secondo me, di giornalisti degni di codesto nome, siete (nota bene il plurale) rimasti in pochi!!