Nella consueta paginata di Repubblica sul cibo, l’articolo di Licia Granello tratta oggi del cibo da strada, in vista anche del festival che si svolge ogni anno in Romagna, in quel di Cesena. Tra i tanti cibi descritti, non si menziona, se non di sfuggita, il panino con il lampredotto il che mi lascia basito. E’ il “must” di una visita fiorentina, il solo cibo che caratterizza in maniera unica la città, più ancora della bistecca . Voglio pensare che ciò avvenga per averne parlato in un precedente articolo sui panini ma insomma..i lampredottai sono uno dei rari casi di resistenza gastronomica, tanto per usare un termine caro a Paolo Massobrio e non se ne parla quando il protagonista è lo “street food”..che tristezza:-)). Sarete costretti a sorbirvi ancor le mie ricette su qusto schermo. In compenso, nell’articolo si cita Alessandro Frassica, di ‘Ino, definito “colto e mattocchio”. Essendo riservato ancora non ne parla nel suo blog, però sono curioso di sapere l’etimologia di mattocchio.Chi mi illumina?

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6 Commenti

  1. Il lampredotto è l’essenza di Firenze, ed è una delle poche cose rimaste vere e originali. In mezzo a ciarpame cinese, vucumprà e bar con panini di plastica e gelati di polistirolo, i trippai fiorentini sono i soli a mantenere accesa la fiammella della cultura gastronomica fiorentina dei cibo da strada.

    Ogni occasione di una visita in centro a Firenze (sono pratese…) è per me scusa per un panino col lampredotto e una vaschetta di trippa, ed anche mia moglie e mia figlia si adeguano volentieri.

  2. ….sicuramente da mario nel piazzale di Porta Romana,difronte all’istituto d’arte…..non e’ proprio un simpaticone….ma i panini sono i piu’ buoni di Firenze…..da provare anche le budelline la poppa i nervetti……e’ mattina….ma ho gia’ fame………..

  3. bravo michele, hai ragione marione è il migliore sia per qualità che per varietà dei prodotti, anche se sempre un po’ severo ed accigliato. probabilmente è consapevole dell’importanza del suo ruolo di custode e propalatore di antiche e sapide regole gastronimiche. ha anche un ottimo panimo, il semellino, mentre altri usano la rosetta che a mio parer non si addice, i petali una volta bagnati (ma io non lo faccio bagnare) tendono a staccarsi ed a creare difficoltà di consumo. era ottimo anche quello in piaza dei cimatori, l’ultimo vero ed autentico rimasto, ora invece servono un po’ di tutto e si è persa la poesia della vecchia ape verde con tendina. l’ape è rimasta in via dei macci (tra i’ cibreino e la pescheria silvestri) ma usano la rosetta!!! ci sono però i quotiani ad uso e consumo degli avventori, e le bibite sono custodite nel ventre del triciclo di pontedera, e tutto questo basta ad assicurare un’esperienza d’altri tempi…..quindi ricapitolando: non bagnato e sale e pepe…..

  4. sul lampredotto migliore non mi esprimo… un argomento del genere è capace di generare discussioni più accanite di una partita della fiorentina (solo il gelato è a quei livelli!) 😉

    ma sul fatto che sia il cibo di strada per antonomasia a Firenze.. è innegabile. basta passare da via gioberti, oppure davanti al cibreo, o ancora dietro piazza signoria…

  5. Ne avevo sempre sentito parlare ma non l’avevo mai assaggiato. Il Salone del Gusto 2008 di Torino ha corretto questa mia mancanza: ottima ricetta semplice semplice