Si scatena la polemica dopo la manifestazione di Vico Equense che vede protagonisti chef stellati e non stellati, comunque famosi e noti al grande pubblico, e l’associazione “Streetfood” che ha organizzato recentemente in Toscana il raduno dei “cibi da strada”. Qui leggete cosa ne pensa Max Ricciarini, il quale in sostanza che una cosa è il cibo da strada e un’altra è il cibo fatto in strada, utilizzando apparecchiature moderne, che di solito non si trovano certo nelle vie e nelle piazze italiane. Che ne pensate?

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2 Commenti

  1. Secondo me il fine giustifica i mezzi, secondo me non è né il tipo di cose che dai da mangiare né gli strumenti con qui gli prepari… per essere cibo da strada (che ovviamente nn sia l’appellativo da strada che deve per forza essere ghettizzato né considerato di serie B) deve essere proposto con continuità e nn una tantum, con impegno costante, come tutto il vero cibo da strada!

  2. E’ passato un po’ di tempo ma ho visto solo adesso la risposta al commento di associazione Streetfood su blog dell’amico Leonardo Romanelli.

    Giacomo Bessi dovrebbe innanzitutto informarsi meglio di ciò che oggi viene chiamato cibo di strada o da strada (meglio il primo appellativo secondo me). Quello un tempo era definito cibo povero ma chi mastica un po’ di marketing e comunicazione d’immagine sa bene che aggettivi che “impoveriscono” quell’immagine sono da evitare. In effetti di povero non hanno nulla, a partire dal saper fare, dalla tracciabilità storica che rimanda l’origine di molti di essi ai tempi di civiltà nomadi.
    Non si può pensare di fare pane e prosciutto né agnello in fricassea o crèpes suzettes o chissà che altro di elaborato e adatto ad un consumo “slow” e raffinato e portarlo in strada per farlo diventare cibo di strada.
    C’è una storia lunga dietro, una manualità tramandata, a volte con l’uso di strumenti antichi e artigianali una modalità di servizio e consumo che possono farne una valida alternativa alla globalizzazione.

    Il cibo di strada è quello segnalato nel sito http://www.streetfood.it e altro simile non ancora conosciuto e/o segnalato. Il resto lo lascio a Slowfood.

    NB- ah…caro Giacomo: la tua frase “…non è né il tipo di cose né gli strumenti con QUI li prepari”… ci siamo capiti !