Fosse esistita ai tempi dei penitenti avrebbe rappresentato sicuramente il “non plus ultra” del cibo di redenzione. Solo una profonda voglia di espiare un gran numero di peccati può indurre una persona sana di mente, con le papille gustative intatte, ad ingerire delle tristi fettine scolorite, tendenti al grigiastro, dal sapore indefinibile.

spalla cottaChiaramente amo esagerare ma difficile trovare un prodotto così maltratto senza un reale motivo, soprattutto se lo si paragona alla sua versione cruda. Di  aspetto brutto, con le parti di grasso bene in evidenza, così da renderla  ancora meno appetibile, nella versione “sottovuoto-pretagliata” dà il meglio di se’ in quanto a disgusto.

spalla cottaL’acquisto viene fatto solitamente per risparmiare rispetto al prosciutto cotto ed onestamente uno si può chiedere se non è il caso di rivolgersi ad altri salumi, di migliore appetibilità , sia nella forma che nel sapore. Viene servita spesso mascherata,ovvero non dichiarata,  all’interno  di toast, in abbinamento con la fettina di formaggio da fondere. Indicibile il risultato della “nostra” nella composizione di insalate miste. Quando viene stesa su di un piatto, accompagnata da uova sode verdastre, assume, come per incanto, poteri curativi superiori al bromuro. Indicatissima per calmare i bollenti spiriti di mariti mai domi.Se invece si vuol godere e valutare una versione gustosa ed attrattiva, conviene assaggiare la spalla di San Secondo: e sarà facile accorgersi che in fondo la spalla è come Jessica Rabbit: non è così, sono gli altri che la dipingono in maniera cattiva!

 

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento

  1. Giustamente dopo l’ode all’ostrica poteva mica mancare il poemetto alla spalla cotta??? eheheh Leonardo mi fai davvero scompisciare quando fai ste filippiche semiserie….
    Comunque per l’occasione una ricettina…per quanto estremamente classica….te la voglio postare anch’io:

    TACCHINO AL FORNO

    Acquistare un tacchino di circa 5 chili per 6 persone e una bottiglia di whisky; sale, pepe, olio d’oliva e lardo.
    Lardellare il tacchino, cucirlo, aggiungere sale e pepe e un filo d’olio.
    Scaldare il forno a 250 gradi per 10 minuti.
    Nell’attesa versarsi un bicchiere di whisky.
    Mettere in forno il tacchino su di un piatto di cottura.
    Versarsi due bicchieri di whisky.
    Bettere il dermosdado a 300 gradi ber 20 minuti.
    Versciarsci dre bicchieri di whisky.
    Dopo una messci’ora, aprire il forno della porta e sciorvegliare la bollitura del tacchetto.
    Brendere la vottiglia di vishschi e infilarscene una bella golata nel gargarozzo.
    Dopo un’altra bezz’ola, trascinarsci verscio il forno, spalancare quella mer** di porta e ributtare – no, rimirare – no – insomma, mettere la gallina nell’altro verscio.
    Uscitionarsci la mano con la mer** di porta e chiuderla – porca put****.
    Cercare di scedersci su una mer** di scedia e verscarsci un uissski di bikkiere – o il c ontrario, non scio’ piu’.
    Nuocere – no, suocere – no cuocere no, ah sì, cuocere l’animale be ore.
    Eh hop!, un bicchierino! Sciempre gradito.
    Levare il forno dal dacchino.
    Rimboccarsi un po’ di wisdky.
    Cercare di nuovo di estrarre il pomo, perche’ la prima volta no ci sciamo riusciti.
    Raccogliere il facchino caduto sul pavimento.
    Pulirlo con uno schifo di straccio e sbatterlo su un gatto, un matto, un piatto. Ma chissenefrega. Spaccarsi la faccia a causa del grasso rimasto sul soffitto, uh, sul pavimento della cugina e cercare di rialsarsi.
    Decidere che si sta meglio tutti giu’ per terra, ridere di pancia e finire la bottiglia di rhisky.
    Arrambicarsi sul letto e dorbire dudda la noche.
    Mangiare il tacchino freddo con la maionese l’indomani mattina e per il resto della giornata ripulire il bordello fatto in cucina.