Proseguono gli smart tasting; ognuno dalla propria abitazione io e Sabrina Somigli alle prese con lo stesso vino, anzi due. L’assaggio di oggi vede protagonista l’Azienda Marzocco di Poppiano.

Siamo sulle colline fiorentine, nel comune di Montespertoli, quel lato della collina che guarda verso Cerbaia, San Quirico in Collina e oltre fino a San Casciano VP.

L’azienda esiste dagli anni settanta, quando la famiglia Chini acquista una parte dei terreni e poderi del Castello di Poppiano di proprietà dei Conti Guicciardini Corsi Salviati.

Da qualche anno che l’azienda, passata in gestione a Roberta Chini e al marito Maurizio Mazzantini, ha preso un nuovo corso. Ha preso la forma di un sogno di due persone appassionate di vino che si realizza piano piano, passo dopo passo, in una linea di 4 prodotti a loro immagine e somiglianza.

I vini letti attraverso le persone

Ho conosciuto Roberta e Maurizio qualche anno fa, sempre in occasioni legate al vino. Due persone curiose, affabili e di estrema gentilezza. Solo dopo, direi abbastanza dopo il nostro primo incontro, vengo a sapere quasi per caso che hanno una azienda agricola e che producono vino. Come è nel mio fare un po’ provocatorio alla prima occasione che si presenta gli faccio la domanda: “Ma come mai io non l ho ancora assaggiato il vostro vino?”

Non volevamo importunarti..è stata la timida risposta Roberta, in un imbarazzo sincero legato credo alla sorpresa  arrecata dalla mia richiesta. In questo settore in cui molti sgomitano per farsi notare e urlano i loro vini, la prima cosa che mi ha colpito di Roberta e Maurizio è stata la discrezione. La seconda, come sospettabile, i vini.

Nei vini ho rivisto entrambi, la delicatezza del loro approccio, che non è insicurezza, ma umiltà e a mio avviso anche forza e determinazione, quello che si assapora anche nei vini di Poppiano.

Chianti Riserva 2015: Sangiovese e 10% cabernet sauvignon. Vinificazione separata in cemento e successiva maturazione del sangiovese in botti grandi e del cabernet in barriques. Segue assemblaggio e sosta in cemento per 3 mesi. Altri 3 mesi di affinamento in bottiglia.

L: Prima annata in commercio di questo Chianti Riserva Ho preferito raccontare questa annata piuttosto che la 2016 anch’essa assaggiata per l’occasione; un anno in più e quindi una prospettiva più lunga di lettura di questo vino. Qualche anno sulle spalle, che non si nota, almeno al colore rubino e limpido molto vivo e piacevole. Domina la ciliegia matura, nessuna interferenza di confettura, qualche cenno appena fresco verde di mora di rovo. Ingresso in bocca fluido, dove la parte tannica ha ragione di mostrarsi senza elementi impetuosi. Tannini carnosi e di sostegno, mai astringenti. Vino che cerca la gola dal sorso succoso. Piacevole finale, non lunghissimo ma nemmeno lo si cerca.

S: mora e prugna rosmarino e timo, la macchia mediterranea a dargli quasi un respiro balsamico e poi in seconda istanza una spezia gentile di noce moscata e chiodo di garofano. Foglia di tabacco umida sul finale. Mi colpisce per tre aspetti: equilibrio, bocca levigata con un tannino saporito ma pienamente integrato, leggerezza bella.

Romanelli raccontiamo la leggerezza nel vino, sganciata dal contenuto alcolico per favore..

La “leggerezza” interpretata

L: Parlare di vino leggero può essere frainteso: troppo spesso si identifica in questo aggettivo qualcosa da poco, non importante quando al contrario vuole essere un complimento. Quali aggettivi potrei usare al riguardo? Se non fosse troppo poetico mi piacerebbe soave, più comprensibile fine, più istituzionale elegante. Leggero perché non invadente, ma non per questo privo di nerbo e personalità, ovvero identificabile. L’elemento di maggior comprensione è quando lo si definisce di sorso godibile, quando cioè dà soddisfazione senza doverci pensare troppo.

S: In altre parole, in leggerezza, sorso dopo sorso secchi la bottiglia che non sei nemmeno al secondo, sei felice ma non ubriaco e soprattutto hai ancora voglia di bere.

Pretale 2015: 70-sangiovese, 15-canaiolo, 15-cabernet sauvignon. Uve vinificate separatamente in acciaio, quindi maturazione per metà in botte grande e l’altra metà in barriques per 18 mesi. Assemblaggio in cemento e sosta per 3 mesi. Segue affinamento in bottiglia per altri 6 mesi.

L: Piace guardarlo, denota sincerità alla vista in un colore rubino non artefatto: un po’ come uomini e donne che non si tingono i capelli. Freschezza al naso: primo elemento che domina e che si ritroverà poi anche in bocca  è la menta, anche ginepro, poi prugna e frutti di bosco aciduli tipo ribes, che superano la ciliegia, ancora integra. L’attacco in bocca ha equilibrio bilanciato tra le varie componenti, se pur l’acidità sia prevalente. Netta come sensazione, non va in contrasto con tannini integri, cioè definiti, ma compenetrati e fusi alla componente alcolica. Termina in maniera appetitosa, con un filo centrale di sapidità che allunga bene la parte gustativa.

S: Romanelli cosa posso aggiungere io? Si, sambuco e cioccolata, sono indecisa tra il mon cheri e l’after eight, che tradotto è un po’ come dire che questo vino mi fa gola!! E’ un blend  all’apparenza singolare, ma che si rivela perfettamente fuso e bilanciato. E’ una carezza gentile e speziata di canaiolo coi suoi tannini moribidi, che poi diventa una stretta di mano energica, fresca di sangiovese “rafforzato” nel gusto e in lunghezza dal cabernet. 

L’uvaggio del Pretale è in realtà specchio delle uve di una vecchia vigna, in cui coesistono le tre varietà, con il canaiolo risalente addirittura agli anni Cinquanta. Nel Pretale vino, il rispetto della tradizione si manifesta anche nel rispetto di ciò che si è trovato in vigna, che vinificato con attenzione e competenza, dà un risultato molto interessante.

Vigneto Pretale sul fondo centrale

Dovendo riassumere in poche parole il pensiero sui vini di Marzocco di Poppiano mi vengono due aggettivi di getto: godibili e dal temperamento affabile. Insomma una piacevole compagnia, di chi sa di essere buono senza bisogno di mettersi in mostra. Proprio come Roberta e Maurizio.

S: Romanelii m’hai fregato le parole per la conclusione. La penso come te.

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