Proseguono gli smart tasting; ognuno dalla propria abitazione io e Sabrina Somigli alle prese con lo stesso vino. In due si arriva laddove uno da solo no..

Bocale è una azienda con poco meno di 6 ettari vitati a Montefalco, condotta in maniera encomiabile dalla famiglia Valentini. Attenta alla sostenibilità, punta a raggiungere l’autosufficienza energetica proprio in questo anno 2020; una produzione artigianale di alta qualità che si esprime attraverso 4 vini: sagrantino, montefalco rosso, trebbiano spoletino e sagrantino passito.

Di seguito la degustazione dei rossi dell’azienda.

S: Buongiorno mi chiamo Sabrina e non bevo da mesi ..un montefalco rosso.

Una premessa, dopo l’outing si rende necessaria. Quando mi cimento con vini che non conosco, come in questo caso, faccio una degustazione diciamo alla mezza cieca (aka half blind tasting, tanto in inglese ogni stronzata detta o scritta, acquista una sorta di dignità linguistica, non vi pare?). Sarebbe a dire? Non fascio le bottiglie per ovvi motivi: sono da sola in quarantena. Fasciarsi le bottiglie e tirare a indovinare ha l’utilità del generatore di frasi inutili nel modulo di interdegustazione trasversale sta nella flute alla velocità di un corno letame in coma etilico pisolando all’ombra di una quercetina.

Quindi per forza di cose vedo quello che verso nel bicchiere, ma non vado oltre l’etichetta. Nessuna altra informazione a priori. Scrivo le impressioni e poi verifico dopo, e attraverso composizione maturazione ecc ecc cerco di contestualizzare il mio giudizio “ciecato”.

Ma veniamo al primo vino che forse si capisce meglio tutta quella filippica che ho scritto sopra.

Montefalco rosso 2017: vino da uve sangiovese con piccole percentuali di sagrantino e merlot. Matura in legno grande e piccolo per 12 mesi cui segue affinamento in bottiglia per 6 mesi. Non subisce filtrazioni e stabilizzazioni

S: rubino vivo ed omogeneo, brillante e trasparente. Ha naso intenso che si apre su note verdi, mi sembra geranio o forse tralcio di vite, ma non mi convince come descrizione,mi sfugge qualcosa. Poi si apre in modo deciso su un ventaglio ampio e cangiante di profumi molto legati al frutto, succo di mirtillo, mora accennata, rosa canina, segue tabacco dolce e una speziatura gentile di pepe nero e bacche di ginepro. In bocca dà pienezza al palato giocandosela su freschezza e sapidità che si imprime decisa sul finale, tenendo testa a una altrimenti importante morbidezza alcolica. Tannino gustoso e ben integrato. Finale piacevolmente lungo di frutta scura e tabacco e ricordi di giuggiola. Equilibrato e buono.

Bene vado a raccogliere qualche informazione sul vino. Già la composizione mi aiuta a capire quel verde che non riuscivo a inquadrare. Potrebbe essere quel merlot che in fase giovanile, e con un recente passaggio in legno ha note verdi, ma non di geranio, che diamine ho scritto!

Interpelliamo l’oracolo Romanelli..

L: Il geranio lo conosco bene, complice un piccolo cortile, e quindi so riconoscerlo! E non era questo il caso.  La nota verde che emerge all’attacco è quel gentile tocco di merlot, che ha subito un passaggio in legno, ma niente a che fare con l’odoroso Pelargonium (scusa se sono un po’ troppo professore!). Beninteso, la parte verde c’è, ma la trovo fresca, quasi mentolata e le spezie mi creano l’effetto sorriso sulla bocca: docili perché riconoscibili, e quindi pepe e chiodi di garofano sono invitanti. Frutto vivo e tonico, non distratto da maturazioni eccessive. Poi la bocca: volume non opulento, riempie ma non stanca ha vigore ed è invitante, perché acidità e sapidità sono in lodevole equilibrio Chiude con quella classica voglia di farsi di nuovo portare alla bocca vigoroso e dinamico al gusto.

Montefalco Sagrantino 2015. Sagrantino; fermentazione con lieviti naturale, con macerazione per circa 40 giorni. Segue maturazione in botti di rovere per 24 mesi e affinamento per un anno in bottiglia.

S: rubino intenso molto bello e ammiccante. Intenso al naso, profumi che si liberano in grande quantità forse sostenuti da una bella alcolicità (ma sono supposizioni, verifichiamo dopo). Floreale di giacinto, muschio bianco e mirtillo schiacciato. Ma non finisce qui, non ci pensa nemmeno, arriva il talco mentolato e il ginepro a creare col mirtillo una “balsamicità scura” (che non so se esiste), pepe nero e cenni a intermittenza di catrame. Però! Ingresso in bocca fresco e anche snello vi dirò, si allarga e rivela un tannino bello saporito e presente ma per niente irruento di giovinezza. Il frutto è la costante dall’ingresso in bocca al finale, che si accompagna alla freschezza del ginepro. Sapidità che fa da corollario al tutto. Alcol che dona una morbidezza discreta e rafforza la struttura, ma per niente marcante. Dico questo perché la successiva lettura della retroetichetta mi rivela 15.5% in vol. Detto fra noi saranno pure 16 ma li porta parecchio bene.

L: Sulla vista non mi pronuncio proprio, sono assolutamente d’accordo con te senza se e senza ma. E nella quarantena mi spiace non abitare in campagna, perché certi nomi non mi vengono a livello olfattivo ma ora il giacinto e il muschio bianco saranno per me oggetto di studio accanito. Frutto imperioso, maturo, dove trovo in linea ascendente il mirtillo, la prugna, intesa come susina matura e soprattutto ciliegia. Poi la sensazione di eucalipto si staglia bene ad ingentilire il tutto. In bocca ha volume importante, alcol che riesce a integrare il tannino, con una freschezza intensa che lo rende di ottima bevibilità. Il finale non solo è lungo, grazie a quel filo sapido che dà vita, ma dispone di un retrogusto fruttato efficace e duraturo.

Ho il vizio del professore Sabrina: dobbiamo mettere i voti?

Credits: Azienda Agricola Bocale

 

 

 

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