Le allusioni al sesso nelle pubblicità legate al cibo si sprecano. La più evidente e marchiana è quella di molti anni fa del Toblerone, la barra al cioccolato che aveva questo ritornello, cantato su note di musica latino-americana: “Quano è lungo così, quando è grosso così, è un piacere morderlo…”.Senza la presenza visiva del prodotto,sfido chiunuqe a pensare che si trattasse di cioccolato.In tempi successivi, ha fatto scalpore la reclame delle pasticche Mental, con il nobile siciliano impegnato in una partita a golf che, rivolgendosi ad una signora, dopo aver ingerito una compressa le dice a voce alta, con forte cadenza dialettale “Io ce l’ho profumato…….l’alito!” facendo una pausa che genera, volutamente, equivoci di ogni tipo. Fra le più ardite occorre ricordare quella del “Calippo”, una sorta di ghiacciolo, dalla forma cilindrica, che veniva succhiato in maniera voluttuosa tanto per non far sbagliare i telespettatori sul reale utilizzo del prodotto. In tempi più recenti si è assisitito ad un utilizzo più soft dell’ammiccamento sessuale, ma resta sempre da scoprire il legame che esiste tra Ela Weber seminuda ed il provolne Auricchio, ed ora la campagna del Philadelphia, con inequivocabili segni che fanno pensare come le facce estasiate delle signore non dipendano dal sapore del formaggio. Già Fellini, nella pubblicità per la Barilla ametà degli anni Ottanta, quando fra tuttii formati di pasta, fa dire alla signora, seduta in un ristorante di lusso con il suo accompagnatore “Rigatoni”, gioca sul doppio senso in modo finissimo, senza dover fare come la Martini, che vent’anni fece quasi spogliare Charlize Theron mentre camminava. Certo, anche esagerato scegliere Rocco Siffredi per fare promozione alla patata(da mangiare intendo), troppo evidente il NON doppio senso, ma anche Uma Thurman che fa arrossire l’intervistatore giocando tra Sex e Schwepppes non è che vada proprio per il sottile riguardo alle ambiguità. Quindi, continueranno sicuramente i creativi a percorrere questa strada..vediamo con quali risultati

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