Quando un presunto scarto diventa protagonista in cucina. Prendete le seppie, uno dei molluschi più amati e diffusi, e pensate come l’inchiostro che contengono possa diventare l’ingrediente principale di un piatto. Troppo spesso viene visto come parte delle interiora e gettato insieme ad esse. La sua ragione di esistere all’interno della seppia è come strumento di difesa contro l’assalto di altri animali ; successivamente il “nero” è diventato, gastronomicamente parlando, un elemento essenziale per la preparazione del risotto alle seppie e di altre specialità come il colorante della pastella per friggere o il protagonista di uno die piatti principali di Massimo Bottura, l'”omaggio a Monk”. Il gusto, dolciastro ed aromatico allo stesso tempo, non è di quelli che lascia insensibili: o si ama o si odia, anche perchè il colore, difficile da trovare al naturale in cucina, non è di quelli che ispira simpatia a prima vista. In Campania viene utilizzato quale condimento degli spaghetti, mentre i cuochi della nuova generazione lo hanno messo insieme alle uova e alla farina per fare la pasta all’uovo nera. La salsa di accompagnamento manco a dirlo, sarà composta da seppioline e magari dei cubetti di pomodoro e prezzemolo a formare un piacevole contrasto di colori.Le seppie si prestano per molti tipi di preparazioni:bollite per insalata di mare, stufate in inzimino con la bietola o gli spinaci, grigliate magari con fette di pancetta sottili, per lasciarle morbide. Adattissime ad essere farcite, con erbe aromatiche e i loro stessi tentacoli. Ed ecco che, malgrado leggi canoniche della gastronomia impongano il divieto di mettere formaggio insieme al pesce, una manciata di parmigiano nel ripieno di molluschi ed erbe aromatiche certo non guasta. L’unica cottura in cui la seppia risulta penalizzata è la frittura, che la rende tenace e gommosa; unica eccezione, gli esemplari più piccoli, che vanno pero’ immersi nell’olio caldo per pochi secondi, affinché non perdano la loro tenerezza naturale

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