Torno a ripensare alla morte improvvisa di Stefano Bonilli, complice il mese di agosto, che cn il suo lento incedere mi porta a riflettere a lungo e mi stupisco delle mie reazioni: non avevamo rapporti, anzi direi ci ignoravamo abbastanza, con una punta di reciproca antipatia mai manifestata;  sono altri quelli che hanno avuto un rapporto stretto, quasi filiale, e francamente il mio pensiero va a loro.Però, come  tutte le cose che accadono all’improvviso, e che generano emozioni intense, mi si è come squarciato qualcosa nella testa, ovvero il senso del mio lavoro: cosa resterà di questo caleidoscopio di emozioni dato da frequentare giornalmente cuochi, ristoranti, produttori di vino,  degustare cibi e vini? Rileggendo gli scritti di Bonilli, si associa alla parte gastronomica molto del suo vissuto politico, interventi su argomenti di carattere sociale, la voglia di essere partecipe di un cambiamento epocale nel ruolo del cibo nel mondo: insomma, una figura diversa dal semplice recensore. Ma non è sempre così, anzi,  in generale il lavoro del critico è sempre visto come quello del gaudente che affronta la vita con leggerezza se non, peggio, del grigio burocrate pagato per andare a fare le pulci nei ristoranti da giudicare. Quanto è solo un critico? Quante amicizie vere riesce a fare e quante sono invece conoscenze superficiali interessate più a cosa fai rispetto a chi sei? Questo può capitare in mille altre professioni, in effetti, ma all’esterno probabilmente il mondo dell’enogastronomia viene ancora visto come il Paese dei Balocchi, un moderno circo che si trasferisce da una città all’altra,  a discettare di cose che interesserebbero solo loro. Senza pensare, invece, di quanto il cibo, oltre che necessità, rappresenti una forma di felicità, che può essere giornaliera, duratura, profonda. Se muore un artista lascia quello che ha prodotto, dipinti, musica, libri, statue, se muore un cuoco lascia ricette , sapori, odori che suscitano ricordi, ma se muore un critico?Può lasciare un esempio da seguire, se ha fatto proseliti e non si è arroccato nella sua gabbia dorata. Credits scrignodeltempo.blogspot.com

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