In un’epoca come quella attuale, dove tutto viene immediatamente fotografato, messo sui sociale e commentato, è diventato un tormentone quello legato alle porzioni del cibo.

PinchiorriMi sembra siano passati quasi 50 anni invano, da quando Henri Gault e Christian Millau redassero il manifesto della Nouvelle Cuisine, con 10 punti che qui ricordo:

 

  • Non cuocerai troppo.”
  • “Utilizzerai prodotti freschi e di qualità.”
  • “Alleggerirai il tuo menu”
  • “Non sarai sistematicamente modernista.”
  • “Ricercherai tuttavia il contributo di nuove tecniche.”
  • “Eviterai marinate, frollature, fermentazioni, ecc.”
  • “Eliminerai le salse e i sughi ricchi.”
  • “Non ignorerai la dietetica.”
  • “Non truccherai la presentazione dei tuoi piatti.”
  • “Sarai inventivo.”

 

Nouvelle cuisineNon scrivono di fare porzioni più piccole, d’accordo, ma spesso questa regola fu applicata in maniera automatica, seguendo quei dettami, soprattutto avendo inserito da allora il menu degustazione che oggi può arrivare anche a 20 portate. Uno dei primi commenti che arriva quando viene postata una foto sui social dove sono presenti un numero  limitato di ravioli o di riso,ma anche una scaloppina o un’ostrica il primo commento che arriva è sempre legato al solito aspetto” Che bella la trattoria con le porzioni giganti”, “Per un assaggio vanno bene” e frasi simili. Ora che si vada a fuori per mangiare credo sia logico e l’alzarsi da tavola non deve avvenire in maniera troppo “leggera” ,ma non mi spiego perché non si debba accettare il fatto che se faccio venti assaggi NON posso mangiare troppo, pena il non avere più la voglia e l’interesse di andare a mangiare le pietanze che si succedono. La famosa fame atavica prende il sopravvento e i ricordi vanno quando da piccolo vedevo le dimostrazioni di virilità del pubblico maschile,  che doveva farsi vedere con la pancia in tiro per l’abbuffata compiuta. D’altro canto, assurdo stare a risparmiare quando il food cost incide in maniera minima nei costi e quindi sarebbe non male l’idea che consumo sostenibile ed etica del non spreco fossero non solo concetti aleatori ma applicati davvero. E se arrivassimo alle porzioni personalizzate?

 

 

 

 

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