Se leggiamo gli ultimi fatti relativi al linguaggio utilizzato dai giornali in politica, sorge spontanea la domanda relativa alla parte gastronomica: e i menu come potranno essere sempre “politically correct”? Ovvero come scrivere piatti in una lista delle vivande che non diventino una dichiarazione sessista? Sembra facile, ma mai come nella cucina il doppio senso è in agguato, colpa forse del legame tra sesso e cucina, il cibo afrodisiaco, il divertimento connaturato al mangiare. Esagero? Beh, proviamo a pensare , alla luce dei nuovi accadimenti della vita politica nazionale, la lettura di una lista di vivande moderna, dove magari il filetto di manzo (che non si trova nemmeno alla macelleria DoToros” cit. Squallor) si adagia su un letto di patate, uno dei prodotti tendenzialmente innocente, ma che oramai è diventato un sinonimo del sano oggetto di desiderio maschile. Subito potrebbe partire la bambola di una ricetta sessista, se il cuoco in cerca di esperimenti si lascia andare a creazioni pericolose, come potrebbero  essere quelle che vedono protagonisti  i finocchi in carrozza, se il tapino  avesse la malaugurata idea di metterne due fette a sandwich con la mozzarella e l’acciuga, e poi friggere il tutto impastellato. Non parliamo dei piselli, che è vero che non possono essere ripieni, ma certo che preparati sotto forma di passato, fanno sospirare molti uomini che si ricordano del tempo che fu. Sui cetrioli che possono essere indigesti stendiamo un velo pietoso, ma colpisce come la mela sia uno dei prodotti ad alto rischio razzista: E’ sempre la donna protagonista in negativo: Eva con Adamo, la strega cattiva con Biancaneve, senza pensare al falso accrescitivo dei meloni. In fine la fava: pensare che a Venezia esista una chiesa dedicata alla Madonna della Fava lascia perplessi molti turisti provenienti da tante regioni ma potrebbe essere una delle ragioni per non essere un alimento a rischio scomparsa, a livello di denominazione nei menu. Beh, soprattutto se la troviamo abbinata alla cappella del porcino: qui siamo di fronte a demonio e santità!

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Un commento

  1. Non vorrei dire, ma usare la parola patata parlando di ingredienti non suscita nessun doppio senso. Scrivere patata bollente sopra la foto di una ragazza giovane indagata è altra cosa. Sulle fave nessun problema da voi a Firenze. Voi avete un altro dizionario. Avete baccelli, diosperi, poponi, coniglioli, ciccia, olio bono, segato di carciofi, groppe di animali e chi più ne ha più ne metta.