“Non è la quantità ma la qualità che conta”: è una frase ricorrente in tutti i settori, lo dovrebbe essere ancora di più in campo enogastronomico anche se, ad onor del vero, sono in molti a preferire il contrario. Provate a chiedere ad un consumatore medio perché ama un tal ristorante e spesso risponderà per “l’abbondanza delle porzioni” e quindi diventa difficile mettere in pratica l’affermazione suddetta. La diatriba  investe ogni strato sociale della popolazione, “anche i ricchi hanno uno stomaco” verrebbe da dire, ma in questo caso stiamo parlando di grandi numeri, ovvero la quantità di gelato prodotto in un’intera nazione. E la Germania ci ha superato, producendo più litri di gelato rispetto all’Italia: è compreso anche il gelato industriale, ce rappresenta oltre l’80% del totale, ma di fatto si scoprono i tedeschi grandi consumatori di una specialità che “parla” italiano, visto che in tante insegne ricorre il tricolore, anche se magari nessun italiano è impiegato in gelateria . E noi, che siamo il Belpaese che nel mondo vanta il maggior numero di tentativi di imitazione di prodotti agricoli e gastronomici( spesso andati a buon fine purtroppo), vediamo come altri paesi, magari dotati di minor fantasia, estro creativo, materie prime eccelse, dimostrano però di possedere capacità organizzative migliori e ci superano da destra in fatto di affermazione del prodotto. E’ accaduto per la pizza, dove non sono pochi gli americani che ritengono di avere la primogenitura della specialità, da quanto è diffusa e popolare. E quindi il gelato…ma noi siamo a discutere se lo abbia inventato Procope o Buontalenti, non ci accorgiamo che il mondo va avanti e afferma con la potenza dei numeri un mercato. Noi non ce la potremmo fare da un punto di vista economico, il sistema Italia non è in grado di poterlo fare, ma quello che ci dovrebbe salvare è la qualità. Ovvero il gelato italiano può costare di più per una qualità riconoscibile al gusto anche al meno esperto: più che distinguersi per gusti assurdi, forme strane, colori abominevoli, dovremmo essere riconosciuti per materie prime che fanno la differenza. Purtroppo ci sono alcuni che cercano scorciatoie e questo danneggia l’intera immagine del prodotto italiano: il futuro è meno fuffa (e Puffo!)e più sostanza

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