Vago per la campagna toscana, siamo nella zona del Chianti Classico fiorentino: cosa di meglio se non fermarsi a pranzo in una trattoria posta direttamente sulla strada, che dà subito l’idea di cibo sano e semplice, con una tradizione antica, anche se la gestione è stata rinnovata da pochi anni? Era una vecchia bottega di alimentari con servizio di cucina a pranzo, ora apre anche la sera ed è stato abolito il reparto di vendita. In estate si mangia nella veranda all’aperto: gli interni sono un po’anonimi, pareti bianche e tavoli di legno senza tovaglia, tovagliette di carta gialla, spazi ampi. Il menu rappresenta l’essenza della cucina regionale, ma qualche piatto viene recitato a voce. Chiedo la carta dei vini che mi viene portata da una signora gentile e sorridente: una volta ordinata, mi viene portata a tavola da un signore che si rivela successivamente il titolare. Nell’aprirla la fa roteare sul tavolo nemmeno fosse una girandola, l’assaggio e dico che non va bene: presenza di anidride carbonica, forse rifermentato, ma anche se non fosse un Chianti Classico frizzante non mi va. Porta via la bottiglia e intanto ordino da mangiare: antipasto toscano corretto, ma i crostini sono poco caratterizzati al gusto. Torna il titolare e inizia a fare una discussione, accesa, quasi urlando, sul fatto che non è vero che la bottiglia non va bene, che lui fa il vino da vent’anni e che ha fatto i tre corsi da sommelier e che, in pratica, ho solo voglia di fare il rompiscatole. Rimango basito, la prima volta che mi capita di sentirmi attaccato in questo modo. Rinuncio ad ordinare altro vino e vado avanti ad acqua, incredulo dell’accaduto, indeciso se alzarmi o no. E’ il classico caso in cui uno avrebbe voglia di dire chi è ma mi freno. Il resto del pranzo: coniglio, fiori di zucca e porcini fritti corretti, baccalà alla livornese con patate buon anche se appena unto. Il ristoratore dopo si scusa e mi fa assaggiare il suo vino, tra l’altro indubbiamente gradevole per essere un vino sfuso. Spesa per tre portate, escluso vini, sui 25 euro. Se vi capita di entrarci, attenzione a ordinare il vino.Credita: leragazze.wordpress.com

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Un commento

  1. Anni fa mi capitò anche di peggio. Chianti classico, area senese, però. Giorno festivo, trattoria vuota. Lo so, errore imperdonabile. Ma erano le due di un giorno di luglio, avevo fame e sete. Nè buongiorno nè buonasera. Prima ancora che mi sieda la poco sorridente proprietaria mi chiede se voglio una bistecca. Le dico di no, ordino intanto una bottiglia di acqua minerale e chiedo la carta. Mentre lei si allontana appoggio le mie cose sul tavolo accanto. Lei torna e con fare sgarbato mi dice di non sciuparle l’apparecchiatura. Mi guardo intorno, incredulo: il locale è davvero deserto. Ordino un primo, mia moglie un’insalata. La proprietaria se ne irrita.
    Nemmeno io ho detto chi ero. Mi sono alzato, ho chiesto il conto per l’acqua minerale (3 euro, mi pare!) e ne ne sono andato.
    Poi il giorno dopo ho scritto una bella letterina all’Apt per descrivere come da quelle parti accolgono i turisti di passaggio.
    Credo che la cosa abbia avuto un seguito.