Il tavolo ha terminato, arriva il conto, il cliente paga, ringrazia ma resta seduto. Sguardo interrogativo del cameriere che si chiede: “Ma non era quello che, arrivato quasi in chiusura, chiedeva di mangiare anche un solo piatto, per andare via velocemente?”. Una volta messe le gambe sotto il tavolo però la mentalità si trasforma, lo stare bene diventa un’aggravante e l’ospite diventa non gradito per la lunghezza della sosta.

camerieriGli effetti benefici del dopo Covid non si fanno vedere: dovevamo cambiare, essere tutti più buoni e disponibili ma non è così. Il cliente “sbagliato” al ristorante perdura con le sue abitudini, non ultima l’idea che se occupa un posto per mangiare quello rimane suo a lungo, incurante delle esigenze del personale che deve terminare il turno e che si trova ad attendere senza poter fare niente.

Chiaro che non tutti sono così, ma quando certi comportamenti cominciano a mostrarsi i maniera diffusa, certi pensieri sorgono alla mente che la mentalità sia comunque estremamente diffusa: quale reazione avrebbe il “cliente” se nel suo lavoro si dovesse trovare nella stessa situazione di mancanza di rispetto?  Sono vari i fattori da considerare.

Dare regole precise appare molto difficile, dipende dal luogo nel quale ci si trova, dal contesto dato da un’occasione particolare o dalle persone coinvolte. Se è il proprietario che si trattiene a parlare, ed il rapporto è così confidenziale che il personale può svolgere il proprio lavoro anche in presenza di ospiti, il problema non si pone:  diverso è il caso se non si tratta di fare pubbliche relazioni, ma se il cliente pretende che  la sala del ristorante diventi il salotto di casa o sede del proprio ufficio. DI solito le avvisaglie di tali soggetti antipatici si vedono da prima, già durante il pasto: non sarà mai un ospite educato o gentile quello che si approccia ai camerieri, tenderà ad “ordinare” più che “chiedere”, c’è chi nemmeno utilizza la bocca ma preferirà comunicare con  il personale a gesti, tipo il famigerato schiochio delle dita. E questo capita anche con persone che magari all’apparenza hanno comportamenti assolutamente posati e “normali”.

cameriereCome fare a risolvere il tutto? Dipende dal titolare, che può essere il proprietario, il direttore o il responsabile di sala, comunque una persona che deve avere autorevolezza ed idee chiare, un po’ come l’insegnante che a scuola deve gestire una classe. C’è bisogno di esperienza, empatia, capacità di dialogo, arte nell’imporre senza far accorgersene, ma sempre seguendo l’idea di una regola che deve rimanere fissa e immutata, senza eccezioni che vanificherebbero gli sforzi prodotti. Un cliente deve capire in maniera chiara che non può imporre la propria volontà senza motivo, sarà l’atmosfera, il modo di fare, il linguaggio non verbale a portarlo automaticamente ad alzarsi e togliere il disturbo.

Se non lo farà, sarà un piacere togliere le sedie accanto a lui, pulire la stanza incuranti della sua presenza e costringerlo ad alzarsi: non sarà una grande perdita e se dovesse minacciare chissà quale ritorsioni, basterà raccontare il suo comportamento.

 

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