Questa freddura, da brividi forti, lo confesso, essendo anche la stagione meno adatta, serve ad introdurre un piatto la cui origine e’ francamente poco chiara. Va da se’ che i russi non c’entrano assolutamente niente o quasi: se ne incontrate uno, provate a proporgliela , vi accorgerete che sara’ una specialita’ a lui sconosciuta, al limite potrà replicare che a Mosca la chiamano "Insalata italiana".  Ma di storie ne troviamo davvero tante. Gli ingredienti sono pochi, con minime varianti da quella che si può considerare la ricetta originale:carote, patate, piselli lessati, quindi conditi con maionese. Le aggiunte piu’ frequenti sono quelle di fagiolini e sedano. Si trovano insalate preparate anche con sottaceti e olive, ma qui si comincia ad essere lontani dalla ricetta originale. Ma torniamo alla domanda iniziale: la Russia, che c’azzecca?  Non lo sa nemmeno l’Artusi, che pure la cita nel suo libro "La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene". In questa ricetta, oltre agli ingredienti sopra citati, erano presenti anche le barbabietole rosse, che donavano al piatto un bel color rosso porpora e chissà . Chissa’ per quali meccanismi perversi, il colore ha richiamato alle menti la grande Russia, e con questo nome e’ stata poi tramandata ai posteri. Popolarissima negli anni Settanta, accompagnamento ideale del vitello tonnato, l’insalata russa ha conosciuto un periodo di oblìo nel corso degli anni Ottanta, ai tempi del salutismo imperante. Adesso piace a tutti, anche ai giovani, forse perchè ha perso i connotati di piatto della domenica per diventare delizia quotidiana…anche se vedendola nelle scatoline di plastica al supermercato non è che ispira tantissimo..

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3 Commenti

  1. Perdonatemi ma quale piatto italiano…europeo…extracomunitario o anche extraterretre nella sua variante in scatola ha mai un bell’aspetto??? O magari un buon profumo…per non parlare del buon sapore????

  2. La “insalata russa”, a quel che mi risulta, è tradizionale in paesi come la Romania (me l’ha detto la padrona dell’unico ristorante romeno di Milano, che, non a caso, la propone in menù). Lì si fa aggiungendo la senape (usanza che, a dire il vero, nel nord Italia è tutt’altro che sconosciuta: l’aggiungeva anche la mia povera nonna).
    Credo comunque che un’insalata russa come la fa mia nonna, o come la fanno certi ristoranti e certe gastronomie piemontesi (mi viene in mente la Genuina, a Sommariva Bosco), ossia imponente, “pastosa” e cremosa anziché onusta di cattiva maionese (com’è, quasi sempre, quella delle vaschette di cui parli), sia una golosità elementare ma di gran soddisfazione.

  3. Hai ragione Fabrizio, mai nessuna cosa ispira ma in questo caso si esagera proprio con l’immagine tremolante..La versione casalinga, comne dice Tommaso, ha un che di godimento immediato. da spalmare sul pane. E poi diciamolo, fa ingrassare e quindi deve essere buona per forza!