Per anni, nominare San Gimignano quale luogo del cibo pareva quasi una bestemmia. In effetti, era francamente difficile pensarlo quale paese ideale per una ristorazione di qualità, dedito ad un turismo mordi e fuggi che ha condizionato in parte l’offerta di tutti i tipi, da quella dei negozi, a quella culturale, con benIMG_1051 IMG_1050due (DUE) musei della tortura: bene ha fatto l’amministrazione comunale ha promuovere iniziative culturali di vario tipo, con un legame con la Vernaccia sempre più stretto, per indicare una relazione sempre più forte tra territorio e prodotto. In tutto questo, l’offerta gastronomica sta migliorando, accanto alle osterie e agli wine bar cominciano a spuntare ristoranti che non si limitano ai soliti piatti. All’indirizzo omonimo al nome, si trova un locale che vale la visita, prima di sedersi a mangiare: cantine scavate nelle antiche mura, dove sono ricavate anche salette per cene romantiche, riservate o per piccoli gruppi, ma anche nelle salette principali, si respira una gradevole atmosfera. Il menu si divide in due parti: nella prima si dà spazio alle specialità della tradizione, opportunamente rivisitate, poi ci sono pietanze definite gourmet in una carta apposita: non sarebbe male trovare il tutto inserita inserito in una carta unica, in futuro. L’inizio può essere dedicato all’assortimento di carpacci di maiale, manzo ed anatra, serviti con salsa tartara, parmigiano, rucola, con una presentazione un po’ naif ma convincente al sapore. Ottimi gli spaghetti aglio, olio e peperoncino con acciughe e puntarelle, ben eseguita la tartare. Interessante la variazione di baccalà come antipasto, di sicuro valore la griglia. Menu varia a cadenza stagionale, dolci tradizionali dalla bavarese al semifreddo passando dal tiramisu. Carta dei vini improntata sui prodotti toscani, con qualche piacevole eccezione. Tre portate escluso vini e bistecca sui 45 50 euro, servizio cortese e dedicato.

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