Una volta il ristorante ebraioco di Firenze si chiamava “Il Cuscussù”: si trovava nel condominio accanto alla sede attuale e vi si accedeva mediante suonata al campanello generale, dove la targhetta indicava quello giusto per il locale :-). Insomma, era come se si andasse a trovare degli amici a casa. Mi ricordo lo sconcerto dei mie colleghi di scuola quando li trascinai a cena, la prima volta e si trovarono a salire le scale ed entrare in due appartamenti che erano collegati tra loro. Un grande buffet era posto al centro della sala con il cous cous protagonista, prodotto che a metà degli anni Ottanta non aveva certo la diffusione attuale. Una volta conclusa l’esperienza, il ristorante è stato riaperto dopo anni, questa volta quasi ad altezza strada, risultando così molto più accessibile alla clientela. Il look stavolta è meno estraniante: una sola stanza, con il banco sul fondo e la cucina sul retro.L’atmosfera che si respira dà un’idea di trasandato, non troppo curato: i tavoli sono apparecchiati all’americana,arredamento casuale alle pareti, molte foto variegate. Il menu è ristretto, la cucina proposta è “kosher vegetarian”, ma è previsto anche il pesce. Il vino servito è solo quello autorizzato dal rabbino, quindi kosher anch’esso. Per una sosta a pranzo è anche accettabile, per la sera si lamenta un po’ di freddezza d’insieme. Il taboulé d’entrata, con verdure crude, è piuttosto insapore e anonimo; meglio il cous cous con verdure e salsa harissa, anche se si nota una certa approssimazione nei piatti, non ben definiti nel gusto, senza elementi che li facciano esaltare come le spezie. Meglio il piatto di falafel speciale con pane Pita. Dolci della tradizione ebraica ma anche cheese cake e torta al cioccolato. Servizio senza troppa enfasi, nemmeno in negativo però. 3 piatti escluso vini sui 25 euro

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