Mi rendo conto che in un caldo pomeriggio di luglio leggere di rosticciana fritta può provocare un pugno  allo stomaco ma confesso che questo è il mio intento: non essere banale o indifferente, scrivere cioè di un piatto che vuole guardare l’uomo o la donna in faccia. La rosticciana rappresenta la parte del maiale gustosa, e “politically uncorrect” obbligatoria da mangiare con le mani, con i fili della carne che si intrufolano nei denti e costringono ad un uso ampio ed esagerato dello stuzzicadenti, magari anche a tavola. A questo si aggiunge la grassezza estrema, che porta a sporcare senza ritegno il tovagliolo, a cercare il vino con avidità. Insomma, ad un banchetto non pare il secondo ideale. Proprio per questo, in estate è il pezzo forte del pranzo di ferragosto in campagna. In maniera quasi surreale, me la vedo servita bene sulla spiaggia, in estate, sotto il sole cocente, con appena l’ombrellone a cercare di riparare. I pezzi del maiale tenuti una notte in marinata con curry, curcuma, brandy, chiodi di garofano, pepe in grani spezzato, poco vino bianco, succo di lime, menta. Il giorno dopo, ogni singolo pezzo appena asciugato e poi passato in un composto di pangrattato, peperoncino, ginger tritato, prezzemolo seccato, nocciole tritate. Il tutto fritto nello strutto bollente. Una salsa a base di maionese e menta accompagna il tutto.Opulenta, pesante, stordente, il piatto dell’estate

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