Sarà Milano la sede dei Roero Days 2024, lunedì 3 Giugno, un anniversario importante per il Consorzio di Tutela del Roero che festeggia così i dieci anni della sua fondazione, i venti dall’ottenimento della DOCG e soprattutto celebra il decennale del riconoscimento del suo territorio come PATRIMONIO UNESCO, questo grazie alla bellezza del proprio panorama, caratterizzato dalla presenza di vigneti unici al mondo.

Un territorio che confina a sud con le Langhe e a nord con la pianura del fiume Tanaro. La storia del Roero è ricca e articolata, risalente a tempi antichi e segnata da eventi significativi e influenze culturali diverse, caratterizzata da una tradizione vitivinicola che risale a molti secoli fa. Questa storia affonda le radici in un passato remoto, ma ha visto un’evoluzione significativa nel corso del tempo, portando il Roero a diventare una delle aree vinicole più rinomate del Piemonte.

Le prime tracce di insediamenti umani nel Roero risalgono all’epoca preistorica, con reperti che attestano la presenza di popolazioni liguri e celto-liguri. Durante l’epoca romana, la regione fece parte dell’Impero e venne attraversata da importanti vie di comunicazione, come la via Fulvia, che collegava Tortona ad Asti.

La coltivazione della vite nel Roero ha origini antichissime. Già in epoca romana, la zona era conosciuta per la produzione di vino, grazie alla presenza di terreni particolarmente adatti alla viticoltura ed anche grazie alla vicinanza con importanti vie di comunicazione. I Romani introdussero tecniche di coltivazione e vinificazione avanzate che gettarono le basi per la futura produzione vinicola della regione.

Nel Medioevo, il territorio del Roero fu caratterizzato da numerose lotte tra le famiglie nobili locali per il controllo delle terre. Il nome stesso “Roero” deriva da una delle più influenti famiglie nobili della zona, i Roero appunto, che acquisirono vasti possedimenti tra il XIII e il XIV secolo. La famiglia Roero costruì numerosi castelli e torri di avvistamento, molti dei quali sono ancora visibili oggi. La viticoltura continuò a prosperare sotto il controllo delle famiglie nobili locali, che investirono nella coltivazione della vite e nella costruzione di cantine, contribuendo a diffondere la fama dei vini del territorio

Nel Rinascimento, la regione vide un’ulteriore crescita della produzione vinicola, con una maggiore attenzione alla qualità e alla sperimentazione di nuove tecniche. iI Roero continuò così a prosperare grazie all’agricoltura e alla viticoltura. Le famiglie nobili investivano nelle terre e promuovevano la coltivazione di vigneti. La regione iniziò a distinguersi per la produzione di vini di alta qualità, una tradizione che è proseguita e si è rafforzata nei secoli successivi.

Nel XVII e XVIII secolo, la viticoltura nel Roero si consolidò ulteriormente. Nonostante le guerre e le difficoltà economiche, la produzione di vino rimase un’attività fondamentale per l’economia locale. La regione iniziò a distinguersi per alcuni vitigni autoctoni che avrebbero poi definito la sua identità vinicola.

Il 1800 fu un periodo di trasformazione per la viticoltura del Roero. Con l’avvento di nuove tecnologie e l’influenza delle conoscenze agronomiche moderne, i viticoltori locali iniziarono a migliorare le tecniche di coltivazione e vinificazione. Questo periodo vide anche l’introduzione di nuove varietà di uva e una maggiore attenzione alla qualità del prodotto finale. Con l’unificazione d’Italia, il Roero divenne parte integrante del nuovo stato italiano. La regione ha continuato a sviluppare la sua economia agricola, con particolare attenzione alla viticoltura.

Nel XX secolo, il Roero ottenne un riconoscimento crescente sia a livello nazionale che internazionale. I viticoltori della regione lavorarono per migliorare ulteriormente la qualità dei loro vini, ottenendo diverse denominazioni di origine controllata (DOC). Nel 1985, il Roero Arneis, vino bianco secco e aromatico, ricevette la DOC, e successivamente, nel 1990, anche il Roero Rosso, un vino a base di Nebbiolo, ottenne la stessa denominazione. Nel 2004, entrambi questi vini ottennero la DOCG.

Vini e Vitigni Principali

Roero Arneis

Il Roero Arneis è forse il vino più famoso della regione. Ottenuto dall’omonimo vitigno autoctono Arneis in misura del 95%, anche se spesso viene prodotto in purezza, è un vino bianco caratterizzato da aromi floreali e fruttati, con una buona struttura e acidità. Storicamente, l’Arneis veniva utilizzato per ammorbidire i tannini del Nebbiolo, ma nel corso del 1900 è emerso come un vino di grande pregio in proprio.

Roero Rosso

Il Roero Rosso è prodotto principalmente con uva Nebbiolo: questo vino è noto per la sua complessità aromatica, i tannini ben strutturati e la capacità di maturare a lungo I migliori Roero Rosso possono si distinguono per eleganza e profondità.

Innovazione e Sostenibilità

Negli ultimi decenni, i produttori del Roero hanno abbracciato pratiche sostenibili e biologiche, cercando di preservare l’ambiente e migliorare la qualità dei loro vini. La regione è diventata un esempio di come la tradizione e l’innovazione possano convivere per creare prodotti di eccellenza.

La storia dei vini del Roero è una storia di passione, tradizione e innovazione. Oggi, il Roero continua a essere un punto di riferimento nel panorama enologico italiano, con una reputazione che si estende ben oltre i confini nazionali.

Il Consorzio conta 258 soci e Massimo Damonte è il presidente. La superficie totale delle denominazione supera i 1.300 ettari, di cui 965 sono vitati ad Arneis per il Roero Bianco e 335 sono vitati a Nebbiolo per il Roero Rosso. La produzione annua è di circa 7,5 milioni di bottiglie, 90% di Roero Bianco Docg, 10% di Roero Rosso Docg. Di queste oltre il 60% vengono esportate.

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento