Non c’è dubbio, è il momento della cucina vegana, in ogni città nascono , come funghi verrebbe da dire :-), ristoranti che propongono piatti senza l’utilizzo di alimenti di origine animale. Allestire un locale del genere non è così semplice, il personale non dovrebbe/potrebbe indossare indumenti di lana, non ci può essere un oggetto in pelle, ma già questo è più facile. In una piazzetta posta vicino al lungarno, il ristorante da fuori  risulta accattivante, con le lavagnette che indicano il menu del pranzo, con una formula a 7 euro indubbiamente conveniente. Varcato l’ingresso, una grande sala unica, su due livelli, con il bancone del bar sul fondo, ed una vetrina sulla destra un po’ triste, dove sono appoggiate mele e poco altro. Due persone in sala, cortesi e volenterose. Magari un riscaldamento maggiore  dell’ambiente non sarebbe disdicevole. Gli stuzzichini misti , appoggiati su un insalata che pare tolta dalla busta, non sono molto accattivanti, con la bruschetta al cavolo nero fredda, l’affettato di lupino senza grandi sapori, lo sformatino corretto. Il risotto al sapore di mare ha il pregio di essere caldo ma risulta stracotto ed è del tipo parboiled, il falafel, Falafelordinato con accompagnamento di hummus ed erbette saltate, arriva in tavola con la solita insalata dell’antipasto senza avvertire del cambiamento. Le polpettine poi sono piuttosto asciutte. Volendo, c’è una piccola scelta di dolci come crumble di mele e torta Sacher. Carta dei vini affidata ad una sola azienda, altrimenti buona birra alla spina. La spesa è molto contenuta, meno di 20 euro per tre portate escluso vini. Servizio gentile, ma c’è molto da lavorare

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5 Commenti

  1. anche questo commento potrebbe essere cancellato a breve ma ci provo. perché i vegani non dovrebbe usare maglioni di lana? per la lana vanno solo tosati gli animali. non si devono uccidere. non si sfrutta il latte per i figlioletti. e il pelo ricresce. cosa le fa pensare niente lana? tra l’altro la lana è l’elemento più naturale da utilizzare e credo sia pure facilmente riciclabile. mah!

  2. Gentilissimo Sig. Leonardo Romanelli,
    Grazie per aver espresso la Sua opinione relativa al Ristorante il Vegusto,
    riteniamo molto utili le critiche perché ci aiutano a migliorare ,
    abbiamo aperto da meno di un mese e sicuramente abbiamo
    molto da imparare ….. Il nostro team ha un solo obbiettivo , arrivare a soddisfare
    il palato di tutti i nostri clienti.
    Ovviamente , premetto che il giorno , lavoriamo principalmente con i pranzi
    di lavoro quindi il servizio è sicuramente più veloce rispetto a quello della sera!
    Ma una cosa è certa , i nostri prodotti , anche se non risultano presentati benissimo,
    per velocizzare il servizio……lungi da noi fare uso di insalate preconfezionate ….
    sarebbe un controsenso , non rientra nel nostro modo
    di lavorare!
    L’aspettiamo tra un po’,così ci dirà se il nostro
    costante impegno ci ha aiutato a migliorare.
    Cordialmente
    Silvi Giuliana
    Contitolare dell’attività

  3. ben venga la nascita di ristoranti vegani, che non sorgono come funghi per pura ‘moda’ ma per volontá di diffondere un ideale di tutto rispetto. ben vengano vetrine ‘tristi’ se colme di cibi privi i sofferenza animale. ben vengano persone che,se anche cn qualche difficoltà iniziale (sono aperti da due settimane), con umiltà ed impegno abbracciano questo impegno ‘sociale’ fornendo comunque una cucina,per mio modesto parere, molto buona.Detto questo, il migliorarsi deve essere sempre un obiettivo primario..

  4. @fabio la mia critica, come ha rilevato la titolare, è fatta per migliorare e vuole essere un pungolo. La vetrina triste è l’esempio di come NON dovrebbe essere un ristorante vegano che voglia accogliere un pubblico che non sia solo quello attento ad un determinato modo di cibarsi, ma vorrebbe invece attirare, per la proposta, un pubblico più ampio. Chiaro che questo possa essere fatto in futuro e ne sarò ben lieto!