Quando si comincia a pensare che sono passati vent’anni dall’inaugurazione del ristorante India di Fiesole, la riflessione sul cambiamento degli usi e dei costumi sul cibo in Italia arriva automatica. Nel 1994, Edoardo Castorina, il proprietario, insieme alla famiglia Drogba, ebbe un’intuizione che si è rivelata vincente: capire che la cucina etnica di qualità poteva avere un futuro, anche in un paese che, a prima vista, poteva sembrare non adatto. Fiesole rappresenta il salotto buono di Firenze, turistica all’eccesso nella stagione estiva, con una ristorazione rivolta perlopiù a viaggiatori che cercano il bel panorama e, in inverno, se decidono di arrivare in collina, , solo qualche piatto tradizionale. India è rivolto ad una clientela eterogenea, sia come età che come estrazione sociale: il merito è stato quello di proporre da sempre una cucina non edulcorata, rispettosa della tradizione, inserita in un contesto di grande fascino. Quello che colpisce, una volta varcata la soglia , è proprio l’atmosfera, ottenuta attraverso giochi di luci, musica di sottofondo, ambienti diversi, che possono ospitare coppie o piccoli gruppi, senza che questo crei problemi di vicinanza. Si  mangia solo la sera, perlomeno fino a tardi, ovvero le 23: la partenza può essere affidata ai “Ring Pakora”, anelli di cipolla fritti in pastella di farina di ceci e spezie, ai “Samosa”, ovvero involtini di sfoglia ripieni di carne o anche vegetali o anche al “Chicken Chili Pakora” con il pollo marinato nelle spezie e sempre fritto in farina di  ceci. Conviene assaggiare il “Nan”, pane cotto nel forno Tandoori, proposto nelle versioni più diverse, altrimenti optare per un riso di IMG_6084accompagnamento, definito “Chawal”, Quasi obbligatorio assaggiare il “pollo rosso”, ovvero il “Chicken Tandoori” , cotto nel forno omonimo e colorato grazie alle spezie utilizzate o, per chi ama le sensazioni forte, i piatti a base di montone. Il passaggio successivo è l’assaggoio di un piatto di cucina Mughlai, più elaborata, dove le salse la fanno da protagonista: chi desidera il piccante si può cimentare con il “Suar Vindaloo”, maiale con cipolle e spezie, o provare anche il “Chicken Tikka Msala”, pollo disossato con peperoni, cipolla, pomodori, con spezie variegate. Chi mangia vegetariano trova una grande varietà di piatti, diversificati grazie all’utilizzo di spezie, non per forza piccanti. SI  chiude con piccola scelta di dolci : da provare il “Kheer” a base di riso, latte allo zafferano e frutta secca. La carta dei vini è adeguata al tipo di offerta, altrimenti birra , tè o altre bevande che ben si sposino come il “Lassi” a base di yogurt. La spesa varia dai 25 ai 40 euro, in base a quanto si mangia, ma ci sono proposte di menu fisso a prezzi minori. Più che una semplice cena, un’esperienza sensoriale divertente

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