La via è una delle più centrali, vicina all’Arno e non lontana dalla Stazione. Il ristorante è presente da tempo in città e lo si nota dall’arredamento, che ricorda gli anni Settanta, anche se qualche aggiustamento è stato fatto successivamente. La carta è enciclopedica e ricorda i menu del passato, con una scelta incredibile di piatti, ai quali si aggiungono quelli del giorno. Già alla vista del menu, ci si rende conto che siamo arrivati in un ristorante frequentato molto da turisti: il coperto a 3,50 euro, senza l’offerta di uno stuzzichino o di un aperitivo, e con il pane riscaldato, una bottiglia di acqua a 3,50 euro ed il servizio al 10% la dicono lunga su come,  il sedersi, provochi già un costo non indifferente. La carta dei vini non presenta annate, e la distinzione è solo fra bianchi e rossi, senza nemmeno l’elencazione, in molti casi, della casa di produzione, con ricarichi dei prezzi da urlo, che certo sono impostati sul rigore attuale di non far bere troppo le persone a tavola:-).La cucina è golosa: buono l’antipasto rustico fatto di specialità calde come il timballo di polenta con gorgonzola, il vol au vent ripieno, la crocchetta di patate fritta. I maltagliati con porcini sono ben eseguiti, gustosi e saporiti, il secondo è azzeccato: stracci di manzo, anche se avevano la grandezza di una carne tagliata per spezzatino, saltati con aceto balsamico e pinoli, accompagnati da radicchio fritto e porro crudo tagliato a fettine sottili. Quest’ultimo non era esattamente equilibrato con il resto della preparazione e sostituiva le cipolline borrettane descritte nel menu, senza preavviso. Servizio cortese ed efficiente Per tre portate, senza bevande, si spendono 50 euro.

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