Via Tornabuoni è a due passi ma via del Parione ha un fascino proprio: da più di cinquant’anni è stato aperto questo ristorante, ma prima ancora era questa la sede dell’Harry’s Bar fiorentino, che si trasferì poi nel Lungarno. Non sembra di essere nella città gigliata, piuttosto in un locale posto a New York oppure a Londra: raccolto, con parquet in legno, tavoli ravvicinati, atmosfera ovattata. Per molti anni si è fatta una cucina di stile toscano ma con grandi strizzate d’occhio al pubblico internazionale, poi una gestione durante la quale era stato cambiato nome per arrivare agli attuali gestori: originari di Marina di Pietrasanta, dove hanno il ristorante in un bagno, si sono buttati con entusiasmo in una realtà, come quella fiorentina, propensa a frequentare locali che offrono pesce fresco. Volendo c’è un menu degustazione a 65 euro, altrimenti una carta, piuttosto ristretta, dove si privilegia il pesce da lisca rispetto a crostacei e molluschi. Il misto crudo di pesce è di sicura freschezza, un po’ monotono al gusto che tende al dolciastro, meglio la pepata di cozze(dovevano essere fasolari ,ma non disponibili in quel giorno) con i fagioli schiaccioni in due consistenze. Perfetti gli spaghetti di vongole, con i frutti di mare sgusciati, leggermente stucchevole il “cacciucchetto” ovvero la zuppa di pesce, tutto ben sfilettato e diliscato, servito con il fondo di cottura al pomodoro quasi cremoso, che tende ad appesantire il palato. Si chiude con scelta golosa di dessert, dove si distingue quello con cioccolato e arancia.  Servizio premuroso ed attento, carta dei vini con numerosi errori di ortografia ma con discreta scelta di etichette. Alla carta per tre piatti senza vino sui 65 euro: non è previsto il coperto

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