Poi capita che un amico decida di festeggiare il genetliaco in quel della montagna:facile, penso, nella baita, prato verde, due passi e grande mangiata. E invece no, la scelta è su un rifugio posto a 3480 metri , al quale, per fortuna accedi con due funivie ed una ovovia. Vabbè, penso, poco male, pochi passi sulla neve estiva saranno un bel viatico per le ferie. Lo ammetto, non avevo fatto i conti con l’altitudine, raggiunta in breve tempo: mal di testa, fisico non rispondente completamente, anche se il pomeriggio la neve l’ho vista dalla finestra. Oddio , un minimo di passeggiata l’ho fatta, anche solo per meritarmi la cena. La vera scoperta è stata la cantina e la cucina di un rifugio dove ti aspetti di mangiare le solite due cose in croce e invece..qui date un’occhiata al menu, da parte nostra ci siamo divertiti con tagliata al lardo e gli assaggi variegati di formaggi e salumi, ma la quantità di scelta possibile è indubbiamente notevole. Merito di Erik, il gestore, che ha insistito non poco nella scelta di proporre un menu non troppo usuale. Ma ancora più sorprendente è la carta dei vini: qualche annata è un po’ vecchia, d’accordo, ma su alcune ricordiamoci che l’invecchiamento in quota rallenta :-). Ed anche i bicchieri sono quelli adatti. Il cuoco, lucano, mi ha spiegato i problemi da fronteggiare, a partire dalla bollitura dell’acqua per la pasta, e la difficoltà, per non dire impossibilità nel servire risotti. Insomma, bella lezione di organizzazione aziendale, con tanto di spiegazione sul perchè conviene farsi portare gli acquisti in elicottero. Se poi al rifugioci arrivate a piedi , credo che la soddisfazione di sedersi a tavola sarà ancora maggiore!

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento