Ingredienti per 6 persone: 6 cipolle rosse, 4 uova, 50 g di pecorino stagionato, 12 chicchi di pepe, 1 dl di Chianti Rufina, 1 dl di olio extravergine di oliva, 300 g di bardiccio, 200 g di pomodori pelati, 1 peperoncino, sale fino.

Bucare il bardiccio quindi metterlo a rosolare in padella con un po’ di acqua, affinché fuoriesca il grasso. Una volta pronto, toglierlo e metterlo in un’altra padella, dove siano stati già posti a cuocere i pomodori pelati passati insieme al peperoncino. Intanto, tagliare le cipolle a fette sottili, e metterle brasare a fuoco dolce in una padella, dopo averle salate. Dopo dieci minuti,  unire il vino rosso, far sfumare la parte alcolica e mettere il pepe in grani. Terminare la cottura a fuoco scoperto. Sbattere le uova in una terrina, unire il pecorino grattugiato ed aggiungere le cipolle private dei chicchi di pepe. Unire anche il bardiccio, tagliate a fatte sottili, tenendo da parte il sugo di cottura. Salare con attenzione. Versare le uova all’interno di una teglia unta, e cuocere in forno a 150° per circa 20 minuti. Suddividere in porzioni individuali, versando la salsa del bardiccio a parte.

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 Commenti

  1. Mi piace questo il modo di esaltare i prodotti semplici di Leo: pietanzi sovente frugali e di costruite da ricette che hanno struttura e forme riconducibile alla migliore tradzione culinaria italiana. Mi sembra di capire che è il suo concetto di cibo, che condivido.
    Un modo di cucinare che esce dai canoni estetici della moderna gastronomia, in lento declino oramai. Del resto, dopo anni e anni di studi di cucina dallapovera alla cibernetica, ho visto fasi alterne. E’ importante ritornare a cucinare non tanto come una volta, affermazione che non conta un piffero, ma con la mentalità di una…gustare un piatto alla volta e smetterla con “teatri” dell’assurdo dove il cibo non è piu’protagonista, purtroppo.
    Uno dei tanti motivi per cui stimo Leonardo Romanelli..Persona che parla, scrive con cognizione partendo dalle radici e dal vissuto dei piatti.
    Sembra una leccata è invece è un tributo di stima.
    Sb
    http://mangiaebbina.blog.espresso.repubblica.it/mangiaeabbina/

  2. Oggi ne ho imparata una nuova: il bardiccio. Ma, per un attimo, poni che il bardiccio qui proprio non si trovi. Cosa proporresti in sostituzione? salame? coppa di testa? ciccioli freschi? Mortadè?
    Dimmi dimmi.

    S.

  3. avrei scommesso. in effetti in alcune plaghe del contado reggiano, sopra tutto verso la bassa, c’è un’antica usanza di salame fritto: che in padella quasi squaglia il grasso lasciando la parte magra molto sapida e croccante, da condirci la polenta abbrustolita.
    un piatto calorico e nutriente, per gente che si schiantava la schiena negli scavi delle bonifiche, ecco. I “carriolanti”.

  4. Non sono usanze esclusive. Nel Veneto orientale esiste da lustri la tradzione del salame cotto e insaporito all’aceto di vino con polenta calda, grigliata o non. I salumi erano consumati spesso, anche se le porzioni erano scarse mentre non mancava la polenta.
    Non si parla piu’ di queste cose o poco.
    Sb

    http://unbuonbicchiere.myblog.it/