Sono a dieta e quindi andare a mangiare fuori diventa un avvenimento, il più delle volte evitato, ma sei figli vogliono la pizza, non si può evitare: paesino del bellunese, pizzeria con forno a legna, dove si accede dopo una rampa di scale anche ripidaper poi trovarsi in un ambiente stile baita di montagna. Le mie aspettative sono quelle di una bresaola scondita e insalata mista, altrettanto scondita, ma in questo momento sono zen, mi può cucinare in persona Ferran Adrià, e posso dire “No, grazie!”( ehm, forse ho esagerato, lo confesso). Qualche famiglia ai tavoli, anche un paio di coppie giovani: ci sediamo ad un tavolo disponibile un po’ centrale, ma la giovane cameriera ci chiede se vogliamo stare più comodi in uno grande laterale. La comanda viene chiesta nei tempi giusti, con pazienza, sorridendo; i tempi di consegna sono rapidi, non c’è grande movimento ma a volte capita di aspettare anche a sala vuota, in certi locali. Le pizze arrivano e appaiono del tutto ordinarie, solo la fame smodata di corpi in crescita riesce a farle apprezzare in maniera superlativa. Il servizio è cortese, volendolo si potrebbe definire asciutto, in realtà rispecchia il luogo dove ci troviamo, in montagna, con persone naturalmente riservate. Ogni richiesta è preceduta, il sorriso non è di maniera, anche tra gli altri tavoli la giovane cameriera veleggia con poco affanno e mai alterata. Magari sarà una studentessa che lavora in estate per pagarsi gli studi, o forse avrà scelto questo come lavoro principale. Sta di fatto che fa la cena, ordinaria, rimane in mente per il garbo e la cortesia. Mi chiedo, allora, perché troppo spesso si trovano camerieri, soprattutto in pizzeria, che lavorano avendocela con il mondo? Se il cliente diventa la fonte del tuo lavoro, invece del nemico da combattere, sarà più facile che arrivino le mance o, comunque, che il lavoro sia svolto senza tensioni. Termino con un caffè eccellente, leggero nel corpo e nello spirito Credits offertelavorolondra.com

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2 Commenti

  1. A seguito degli articoli di voi critici toscani, anche a firenze i camerieri si mostrano più gentili e sorridenti. Il punto è che, se i piatti serviti non sono di qualità, il finto sorriso del cameriere non solo sembra una paralisi facciale ma anche una presa per i fondelli.
    Il pizzaiolo napoletano al forno, che serve una pizza che di napoletano non ha niente e potrebbe venire dall’impasto fatto dalle mani inesperte di un egiziano e che propone finti pomodori del piennolo del vesuvio, fa venire l’ulcera perché le aspettative di qualità vengono disattese da pessimi sapori e indigestione. Credo che a firenze dobbiate capire quali sono le priorità e non parlare a compartimenti stagni. Tutta questa attenzione alla maleducazione dei camerieri è in secondo piano rispetto a quanto si mangi male.

  2. la gentilezza non è una leva del marketing. è innata. se si cresce in un clima di polemica perenne, di rabbia, di urla continue, di sarcasmo e non di ironia o di battuta che fa solo ridere e non sorridere amaramente allora non si sarà mai gentili ma si avrà solo una paresi facciale finta come un olio contraffatto non in linea con la qualità della trattoria/pizzeria/osteria/ristorante. occupatevi prima dell’olio delle cucine, dell’igiene, della conservazione dei cibi, dei formaggi sopra le pizze al taglio plastificate, del pane cattivo, delle schiacciate unte e piene di farina scadente e poi parliamo dei sorrisi.