La parola in se non aiuta lo ammetto, nell’immaginario collettivo, utilizzare la parola critica presuppone un intervento non bello, una figura che tende a penalizzare, un personaggio non disposto ad ascoltare ma molto a farsi ascoltare. Forse per questo Anton Ego, il personaggio di Ratatouille , ha riscosso tanto successo: era l’esemplificazione dell’uomo che non sbaglia mai e che sottopone i cuochi al terrore continuo stress da prestazione. Il critico esiste in tutti i settori, dalla musica al teatro, dal cinema allo sport, per non parlare dell’arte: qui assume un ruolo diverso, spesso diventa promotore di iniziative per la scoperta di nuovi talenti, un’interpretazione che viene adottata, negli ultimi tempi, anche nel settore gastronomico. Meno in quello enologico, ancorato a schemi diversi, legati indubbiamente all’aspetto economico e per delle figure di assaggiatori, salvo poche eccezioni, meno amanti della scena e più desiderosi di confrontarsi con il prodotto nel bicchiere. Il rischio che corre colui che si avvicina alla critica gastronomica è quello di saltare tutta la parte della gavetta per cercare immediatamente la ribalta e per questo cerca di accreditarsi attraverso critiche che diventano stroncature, fatte apposta per farsi notare e suscitare quella polemica che lo aiuta a trovare quella visibilità altrimenti negata. Nell’ambito della comunicazione il meccanismo funziona indubbiamente , magari per pochi giorni, ma attira il lettore più la critica cattiva che quella elogiativa. Non ci sarebbe niente di male se questo venisse fatto motivando con attenzione, assumendo le responsabilità di quello che uno scrive, mantenendo un comportamento specchiato. Quello che lascia perplessi è che sono poi questi stessi critici a cercare la sponda del cuoco magari stroncato, cercandosi di brillare di luce riflessa: è l’atteggiamento più deleterio e inconcludente , un cattivo esempio per coloro che vogliono abbracciare questo mondo. Ci vuole umiltà, preparazione, prove sul campo, voglia di conoscere e poi un atteggiamento coerente. La figura del dandy è più adatta in altre situazioni

CREDITS Cinderellapop

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento