Se pranzo deve essere, il secondo sarà carne, lasciando al pesce il compito di deliziare i commensali durante la cena della vigilia, Che fare dunque, considerando una certa staticità della proposta gastronomica? Consideriamo il fatto di non poter prescindere da una delle specialità classiche come la triade zampone/cotechino/cappone: l’ideale sarebbe trovare una maniera alternativa di proporli. E quindi, il cotechino potrebbe essere servito in umido, facendolo stufare nella cicoria saltata con acciuga e aglio, mentre lo zampone potrebbe esaltarsi se finito di cuocere gratinato in forno, su uno strato di puré di patate, ricoperti di pangrattato. Per il cappone, viste le dimensioni, viene da chiedersi quanti ospiti abbisogna la tavola per proporlo intero: ripieno di salsicce e castagne ha un fascino classico, bollito può accontentare una vasta gamma di astanti, ma se lo si scomponesse facendo rispettivamente: le cose ripiene arrosto, il petto saltato in padella a cubetti e accompagnato da una crema di taleggio e spinaci, il resto bollito e fatto a polpette, non sarebbe una soluzione ideale per accontentare un vasto gruppo di persone? Sconfinando nelle carni alternative, potrebbe essere l’occasione per gli amanti della caccia per sperimentare pernici in salmì, lepre in dolceforte, piccioni arrosto ripieni di mostarda, fagiano avvolto dalla rete di maiale e preparato in forno ripieno con olive. Ed il tacchino? Arrivato come moda dagli Stati Uniti, dove lì viene consumato durante il giorno del Ringraziamento, qui si scontra con i forni troppo piccoli per essere cotto arrosto. Se proprio uno ci riesce, conviene però lucidare la pelle con il fondo di cottura per lasciarla croccanre e saporito e lardellare il petto perché non diventi troppo stopposo. Credits rosmarinonews.it

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