Un nome che ispira tenerezza, anche a voler essere terribilmente maliziosi, un porcino riduce un potenziale e selvaggio porco in un animale molto più mansueto. E’ vero poi che, applicabile a tutti i funghi, esiste una terminologia che va a nozze per chi ama i doppi sensi: la cappella e il gambo sono pronunciati a bassa voce, se da descrivere nelle preparazioni, in luoghi pubblici,  e le signore, se in carta ci sono le cappelle alla griglia, spesso si limitano ad un segno con la mano sul menu. Ma una visita al mercato ortofrutticolo rende giustizia tutti coloro che amano gli aspetti grossolani dell’eloquio: “Ce l’ho sodi e duri”, “Una cappella così grossa non l’avete vista mai”, “Quando li avrete in bocca vi ricorderete di me” sono solo alcuni esempi di come il prodotto stuzzichi la fantasia erotica del maschio alla vendita. Tutto questo, però, quest’anno rischia veramente di essere solo un vago ricordo: i porcini presenti sulle tavole arrivano dalla Serbia, dalla Romania, dalla Bulgaria, i nostri boschi non si decidono a produrli. Niente funghi fritti, la crema può essere preparata con loro succedanei, griglia e forno rimangono spenti…ancora un mese di speranza e poi…intanto, suggerite qualche ricetta diversa dal solito?

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2 Commenti

  1. Continuando su questa linea di “aspetti grossolani dell’eloquio” mi sembra che esista una guida di ristoranti gay friendly dove il punteggio non è misurato con forchette, bicchieri, stelle ma con cappelle di fungo!
    Dunque non c’è da scandalizzarsi se sentiamo dire che “un certo chef ha preso ben 3 cappelle”.