Con tutti gli scandali sulla carne di manzo che ciclicamente scoppiano nell’ambiente gastronomico, il pollo riveste un’importanza fondamentale quale animale-rifugio, al quale ricorrere nei momenti di bisogno(vegetariani e vegani, abbiate pazienza..). Accusato dagli amanti della buona tavola di essere diventato ormai insapore, grasso e troppo morbido, a causa dell’allevamento intensivo al quale viene sottoposto, oggi qualche allevatore dotato di sano entusiasmo ha deciso di cambiare, proponendo polli dal sapore deciso e dalla consistenza delle carni più tenace ma non dura. Il pollo conserva un fascino indiscreto nel momento in cui viene proposto arrosto. Il colore bruno, la lucentezza data dal grasso e dall’olio e le spezie utilizzate per aromatizzarlo formano un cocktail inebriante di odori e sapori che permette di colpire al centro del usto di ogni persona. L’arrostimento per eccellenza deve avvenire allo spiedo, posto vicino al fuoco a legna, che provoca una rosolatura uniforme, che si forma lentamente nel tempo. La cottura in forno viene accettata quale soluzione di ripiego, proprio se non è possibile fare altrimenti. La parte più ambita rimane la coscia, sebbene un detto proverbiale voglia il sedere quale boccone prelibato(detto anche il “boccon del prete”!.) Il petto, troppo spesso poco saporito e tiglioso, viene lasciato volentieri dai ghiottoni a tutti quelli che stanno attenti ai grassi e non mangiano per questo la pelle del pollo. Che sarà si’ grassa, avra’ tanto colesterolo ma… vuoi mettere il gusto di leccarsi le dita alla fine?Accompagnamento d’obbligo, le patate arrosto, meglio se sbianchite in acqua in precedenza. Insomma, pollo e patate..che bello vivere!Credits cibo360.it

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