Proseguì con voce sommessa”Secondo lei, che interesse ci può essere a rubare quella bottiglia?” “Si è voluto colpire un simbolo, il rischio non era commisurato al valore economico” Poirot rimase ben impressionato dal soggetto che aveva di fronte: risposte precise, puntuali, senza una parola di troppo, comunque esaurienti. Si congedò velocemente, ordinando all’autista di iniziare il viaggio, che lo avrebbe portato, come prima tappa, al Castello di Verrazzano. L’incontro col giovane proprietario fu breve ma fruttifero. Preferiva porre poche domande, ben definite e poi proseguire, senza lasciare il tempo di essere condizionato da questi grandi affabulatori che erano i vignaioli, di cui comprendeva poche cose, ma di cui si divertiva molto ad osservarne la mimica, molto espressiva a dire il vero, che adottavano parlando. Proseguì poi per il Castello di Fonterutoli, il Castello di Cacchiano, quello di Querceto, in uno zigzagare che faceva impazzire Ettore, il suo valente guidatore, ma che gli permetteva di radunare le idee tra un trasferimento e l’altro. In questi spostamenti cominciava finalmente a materializzarsi nella sua testolina un’ipotesi precisa di quanto era successo, e di come si era svolto il tutto. Non ebbe comunque fretta di passare all’azione:terminò tutte le visite e alla fine decise il suo piano d’azione.Concordò con il sindaco di fissare una riunione, alla quale chiese che partecipassero tutti i produttori. Il luogo prescelto era l’antica casa del Machiavelli: mai posto era più adatto a svelare l’arcano di un complotto che non era sbagliato definire degno del grande politico e scrittore fiorentino. Si prese una settimana di tempo, affinchè potesse studiare al meglio l’idioma italiano:non intendeva farsi tradurre da nessuno! Finalmente, il sabato mattina, nell’ampio salone della casa, tutti i produttori, il sindaco, le autorità e un nutrito gruppo di curiosi si erano radunati, visibilmente emozionati poichè non riuscivano a capire il senso di quell’incontro. D’altronde, se il colpevole non era stato trovato, perchè convocarli? Ma non conoscevano Poirot e la sua voglia di pavoneggiarsi. Non a caso, la sua entrata nel salone, degna di un vero animale da palcoscenico, zittì tutti in maniera esemplare. Prese posto sulla pedana, che era stata preparata affinchè tutti potessero vederlo, squadrò la platea con uno sguardo d’assieme, quindi attaccò il discorso, “Egregi signori, pardonatemi se il mio italiano non sarà del tutto intelleggibile, ma credo che sarete perfettamente in grado di comprendere quanto sto per dirvi”. Fece una misurata pausa, da grande attore e continuò”Io so chi è il colpevole. E’ qui in mezzo a noi”. Un brusio concitato si alzò dal pubblico ma Poirot non diede tempo di continuare e proseguì “Nel mio soggiorno in Chianti, ho imparato ad apprezzare tante cose della vostra bella terra:il paesaggio, la buona cucina, le persone, ahimè non il vino, di cui non sono un grande estimatore. Mi sono fatto un’idea di quelle che sono le tradizioni locali, del vostro carattere. Ho capito che tutto si è trasformato nel corso degli anni e, come sempre, c’e’ chi ha cercato di ostacolare questo cambiamento” La tensione nella sala era a questo punto quasi palpabile. Volti tesi e nervosi, talvolta spauriti, tutti in attesa della verità che tardava ad arrivare. Poirot non voleva concedere nessuno sconto alla sua voglia di apparire “Si è parlato della bottiglia colpita quale simbolo della zona. Ma simbolo per chi? E’ stata portata via per distruggerla o per conservarla in luogo riservato? Sono stati gli innovatori o i tradizionalisti? Qui c’e’ una persona che ci può rispondere :lei, signor sindaco!!” Le parole di Poirot ebbero l’effetto di una bomba. Tutti si zittirono e cominciarono ad osservare il sindaco. Terreo in volto, non abbozzò nemmeno una replica. Fissò per qualche interminabile secondo Poirot, infine schiantò:”Sì, sono stato io. Non reggevo più la vista di quella bottiglia. Per me rappresentava la fonte eterna di discussione. Non ce la facevo a reggere tutte le diatribe scatenate da chi non riusciva a mettersi d’accordo tra passato e presente. Con questo gesto, almeno, ho messo tutti d’accordo, almeno per una volta” Poirot osservò soddisfatto il risultato ottenuto, quindi non attese nemmeno la spiegazione di come il sindaco era riuscito a trafugare la bottiglia.Lasciò il compito ai funzionari di polizia. Chiamò Ettore per farsi portare in albergo e salutò tutto il pubblico: “Cari signori, vi ringrazio per lo splendido soggiorno. Londra mi aspetta e non intendo tardare. Per il mio onoraio vi spedirò la notula ben presto, non preoccupatevi. Au revoir et…à la prochaine!”

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Un commento

  1. Finale alternativo:

    ” Si lo ammetto sono stato io” ammise il sindaco.
    ” L’ho bevuta, così solo io sarò il depositario della verità. Del vero sapore del chianti classico.”
    ” Io…. e un’altra persona di cui non farò il nome”
    La mossa era chiaramente diretta a garantirsi un nuovo mandato con i voti degli astanti, puntando alla loro vanità.
    E infatti, di lì a poco ad uno ad uno : ” Sono stato io. Ero con il sindaco ”
    ” No, no sono stato io”.
    Seguiva l’ eco dall’altra parte della sala un’altra voce: “No sono stato io”
    E ancora, per risposta: “No, non t’ho visto, tu non c’eri”
    – “Oh bella e te invece chi t’ha mai visto?”

    “Io c’ero invece” disse alla fine il custode. E in sala calò il silenzio
    ” E non c’era nessuno: neppure il sindaco”.
    “E sapeva di tappo” soggiunse.

    Fu allora che il silenzio si trasformò in imbarazzo, poi in tensione ed alla fine proruppe in una sonora risata.
    Nessuno voleva, o meglio doveva, credergli.
    E infatti di lì a poco il custode venne bollato come pazzo e allontanato a calci dal palazzo.

    E Poirot, vi chiederete voi.
    Era già sulla via del ritorno con il codazzo di vetture stracolme di vini da portare in Belgio, tutte donate nel corso delle visite ai produttori.
    Ognuno le aveva regalate con l’intento di allontanare da sé ogni sospetto.

    “Tanto con quelle rivendendole mi ci pagherò il disturbo” pensò, e sorridendo estrasse una delle mille copie del quotidiano locale con il titolo “Rubato il primo esemplare di Chianti Classico”.
    Era l’involontario pedigree per sbolognare la “sola”, anzi in francese: una zolà.
    Ma nessuno avrebbe mai saputo quale fosse il vero sapore del Chianti Classico.
    Del resto solo un pazzo lo può sapere.