Per una volta Poirot non indugiò a lungo nel fare colazione. D’altronde, la cioccolata che gli era stata servita non aveva il sapore di quella belga, non aveva trovato il suo quotidiano preferito, ma soprattutto era estremamente incuriosito della storia che il sindaco gli aveva raccontato il giorno precedente. Ci aveva pensato tutta la notte, perchè era un racconto che in qualche modo lo affascinava, anche se, in fondo, non riusciva a capirne esattamente tutte le varie fasi. E sì che ne aveva viste di belle nella sua lunga carriera, ma certo non poteva credere che una persona potesse rischiare la galera per una bottiglia di vino. “Ah, les italiens!” bofonchiò tra se’, incapace di comprendere a fondo una cultura a lui tanto distante. Provava la stessa ritrosia per i Francesi, che d’altronde erano accomunati agli italiani, in quanto a gastronomia. Certo, l’Italia poteva andar bene per le bellezze artistiche, per il clima, forse per la cucina, ma per quanto riguardava il resto…Ripensava stupefatto a quando aveva chiesto al sindaco di spedire a tutti i produttori una lettera nella quale annunciava la sua venuta”E’ inutile. Arriverà prima lei della lettera!” In Inghilterra certo questo non sarebbe potuto succedere!! Intanto era arrivato l’autista, che lo doveva accompagnare nel suo giro di perlustrazione. La sera precedente aveva studiato a lungo l’elenco dei produttori di Chianti Classico, ed era arrivato alla conclusione che solo una ventina di essi valevano la pena di essere visitati. Certo, erano sempre tanti, il che portava ad allungare sensibilmente la sua permanenza in Toscana. La cosa non lo disturbava più di tanto, anzi. Magari avrebbe preferito trascorrere il tempo in maniera più rilassata, pisolando e passeggiando, ma tant’e’. Si avviò con fare tranquillo alla macchina, conscio di avere un compito importante da svolgere, e come sempre lo voleva compiere nel migliore dei modi, per dimostrare la propria magnificenza. Appena seduto ebbe come una illuminazione: “Voi conoscete Monsieur Sturelli?” chiese al guidatore nel suo italiano stentato”Chi, il guardiano del Municipio?” domandò’ l’autista”Proprio lui” “Siamo stati ragazzi insieme” esclamò piuttosto compiaciuto l’arguto vecchietto “Pardon?Qu’est-ce que vous avez dit?” Poirot non aveva capito il dialetto del buon uomo ma questi, senza indugiare proseguì “O’che vole andare a trovarlo? Vole andare proprio da lui?” “Oui, sì, …da lui” “Basta dirlo. Ai suoi ordini, signore” Mise in moto la macchina e si avviò fuori dal paese. Poirot non riusciva ad ammirare la bellezza del paesaggio. Malgrado la splendida giornata, il suo sguardo era assente ma, in realtà, aveva la mente lucida e ben presente: stava facendo lavorare molto in fretta le sue celluline grigie. Cercava di capire qualcosa, ricercava un’intuizione che gli illuminasse l’oscurità che, in quel momento, ottenebrava la sua mente. Era come se percepisse esattamente quale potesse essere la soluzione, ma gli mancava ancora qualche tassello per comprendere meglio la situazione che si era andata a creare. Sperava che il colloquio potesse essere fruttuoso, ma non si illudeva: il suo italiano era stentato e certo il guardiano non parlava francese. Figuriamoci l’inglese! Cercò di costruire mentalmente alcune semplici frasi, piuttosto dirette, che gli permettessero di perdere poco tempo e risultassero comunque chiare. Intanto, la macchina entrava in una strada sterrata piuttosto stretta e pericolosa, ma l’autista dimostrava di conoscere alla perfezione ogni curva. Arrivarono nei pressi di una casa colonica un po’ diroccata dove un uomo era occupato a spaccare della legna. L’autista, appena sceso, gridò ” O Vinicio, un’ tu ‘ssei a lavorare?” ” “No, ho preso ferie” rispose asciutto l’altro. Intanto Poirot con fare un po’ goffo, si avvicinò a quell’uomo dal viso lungo e affilato, magro, vestito un po’ miseramente, ma dotato di un portamento autorevole , che faceva passare in secondo piano tutto il resto.”Monsieur Sturelli?”” “Sono io” rispose l’altro, guardandolo fisso negli occhi “Posso parlarle un attimo? ” “Venga in casa, che beviamo qualcosa” disse mostrando la porta. Quando Poirot entrò in cucina, rimase piacevolmente sorpreso dall’arredo semplice ma caldo, dalla mancanza di polvere sul tavolo e dal profumo di fiori che si spandeva da uno stupendo mazzo sistemato in un vaso posto sulla credenza. “Che lo vole un goccio di VinSanto?”” propose l’autista, quasi si trovassero in casa sua”Niente, grazie, solo alcune domande al signore. Ecco la prima:!” Poirot fece trascorrere qualche secondo poi con voce forte e precisa chiese al guardiano: “Perchè ha rubato la bottiglia?” L’uomo parve trasalire all’attacco diretto da Poirot , ma solo per un attimo: riacquistò subito una posa fiera e composta e rispose con voce possente, quasi gettando un guanto di sfida “Non ho rubato niente. Lo so, lo capisco benissimo di poter essere il primo sospettato. Ma io non ho rubato niente” “Avanti” incalzò Poirot” guardi che le conviene confessare.Mi dia solo qualche giorno di tempo e vedrà che potrò esibire prove schiaccianti” . Ma l’altro non sembrava assolutamente impaurito. Lo fissò in silenzio per qualche secondo quindi proclamò con fare preciso “Lei controlli il mio alibi: se non è di ferro, risulta comunque plausibile”””Mi spieghi allora come è andata” abbozzò il piccolo investigatore belga, ben deciso comunque a non mollare la preda “La sera precedente il misfatto avevo controllato che nel municipio fosse tutto regolare. Ho lasciato il mio posto alle 20, e sono andato a cena fuori. La scoperta è avvenuta il mattino successivo, quando abbiamo effettuato il consueto controllo con il sindaco” “Nessun segno di effrazione, scasso, niente di niente?” “Assolutamente no. Siamo rimasti interdetti per qualche secondo, indecisi sul da farsi, quindi il sindaco ha avvertito la polizia” “Chi è entrato per primo nella stanza? ” “Il sindaco, che poi ha aperto la cassaforte davanti a me” . Poirot fissò il guardiano piuttosto a lungo. Criminali ne aveva visti tanti, e sapeva che non c’era da stupirsi mai di niente. Ma quell’uomo gli sembrava veramente sincero… (Continua) Credits it.gdefon.com

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