Il desiderio recondito è quello di aprirle, le scatolette di “Merda d’artista” battute all’asta a prezzi stratosferici, ma nessuno lo farà, poiché di rovinerebbe l’opera dissacrante, scanzonata, provocatoria di un artista morto a meno di trent’anni, talmente innovatore che si continua a parlare di lui. Tutto ciò che proviene dall’artista è arte: da qui nasce l’idea di inscatolare le feci, di firmare le statue viventi nude, di fermare su un’opera il fiato . Vissuto in anticipo rispetto al suo tempo, è stato celebrato ampiamente dopo la morte, come gli artisti del passato.

TESTO DI ELISA MARTELLI

“Fra i Manzoni preferisco quello vero, Piero” così cantano i Baustelle in Un romantico a Milano. Piero Manzoni nasce nel 1933 a Soncino (Cremona), cresce e Milano, va in vacanza in Liguria, appartiene ad una famiglia borghese e cattolica. E’ un ragazzo dalla faccia tonda e gli occhi vispi, si iscrive con scarso entusiasmo a Giurisprudenza per approdare presto alla carriera artistica.

AchromeDalla fine degli anni ’50, colpito da una mostra di Yves Klein che espone una serie di tele blu monocrome, Piero inizia a creare gli Achromes – letteralmente senza colore – tele ricoperte di gesso o caolino e colla su tela, lasciate poi ad asciugare, una serie di opere tautologiche, prive di valore informativo; l’eliminazione del pennello diventa ancora più radicale in questo Achrome del 1961-62 in cui immerge delle rosette di pane, le classiche michette milanesi, nel caolino liquido, una creta molto fine usata per la porcellana: il pane perde la sua caratteristica fondamentale, la commestibilità, e diventa opera d’arte eterna, testimonianza immortale del gesto dell’artista. Ciò che era vero adesso non lo è più, o forse lo è ancora di più (immagino che qualcuno, vedendo l’opera, abbia pensato “sembrano dei panini!”), in quel bianco puro, in un capovolgimento fra oggetto e opera artistica.

In soli 7 anni di attività, l’artista creerà Linee su strisce di carta che poi arrotola e racchiude in tubi di cartone, Fiato d’artista, palloncini da lui gonfiati, Uova scultura che autentica con le sue impronte digitali, fino a far mangiare dal pubblico uova sode firmate da lui durante una mostra. Germano Celant scrive di lui: “Dopo la lapidarietà estetica dell’achrome, e la lapidarità temporale e concettuale delle linee e delle carte geografiche, Manzoni offre la lapidarietà del proprio essere come corpo, che emette tracce biologiche e visuali. Il fiato d’artista significa la coscienza di essere nella realtà e di essere realtà”. Da Marcel Duchamp a Lucio Fontana fino ad Alberto Burri ed oltre, verso l’arte concettuale.

merda d'artista Il 1961 è l’anno di non ritorno, quello delle 90 scatolette di Merda d’artista, ogni scatoletta di latta è sigillata ed etichettata riportando in italiano, inglese, francese e tedesco, la scritta: «Merda d’artista. Contenuto netto gr 30. Conservata al naturale. Prodotta e inscatolata nel maggio 1961». Numerate e firmate alcune di queste presunte feci manzoniane furono esposte in una retrospettiva del 1971 alla GAM di Roma scatenando addirittura un’interrogazione parlamentare di protesta. Manzoni vuole sancire l’importanza dell’artista in quanto tale che pratica arte ed è arte in ogni momento del giorno e si identifica totalmente con le sue opere, che diventano oggetti di consumo (o quasi), c’è chi lo definì un «caccautore». “Certo, mettere le nostre feci in un barattolino può sembrare una cosa sciocca e infantile, per quanto necessiti di grande precisione, ma l’artista Piero Manzoni voleva dirci che essere artisti significa trasformare tutta la propria vita in arte, comprese le proprie scorie. […] il percorso creativo di un artista è stato, fin dal passato, anche il frutto di sensazioni e prodotti fisici”, scrive Francesco Bonami nel suo libro Lo potevo fare anch’io.

Oggi la numero 004 si trova alla Tate Gallery di Londra, la nr. 014 al MoMA di New York, mentre la Merda d’Artista n.069, proveniente dalla Collezione Alberto Lucia – pittore e poeta, amico dell’artista – ha toccato il record d’asta di 220mila euro nel 2016; il colmo è che non si è neppure certi di cosa effettivamente sia contenuto dentro queste scatolette che Manzoni vendeva, in base al peso, al prezzo dell’oro del periodo. Il 23 agosto del 1962 Piero Manzoni rilascia questo attestato: “Dichiaro che Alberto Lucia mi ha oggi comperato grammi 30 di merda per 30 grammi di oro (18 carati)”, recita il sito della Galleria d’Aste Il Ponte di Milano che ha effettuato la vendita record.

Disprezzato da molti, poi consacrato dal mercato, il Re Mida dell’arte ci lascia nel 1963, stroncato da un infarto a soli 30 anni, le sue feci oggi valgono oltre 7mila euro al grammo.

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento