La povera Venere non poteva certo immaginare che del suo corpo, gastronomicamente parlando, fosse ricordato solo l’ombelico. Ma visto il successo ottenuto dai tortellini tra la famiglia dei ghiottoni, la dea fece buon viso a tale sorte, pensando, in tal modo, di diventare nobile ambasciatrice di quella che, negli anni futuri, sarà denominata la cucina della seduzione. Un ripieno studiato, ben aromatizzato, racchiuso in un velo di sfoglia, fu per anni lavorato da sapienti mani femminili per destare la curiosità, a tavola, di mariti poco inclini alla grazia e alla gentilezza,  e che di fronte a cotanta soave bontà, abbandonavano i modi rudi e maschi, per sorbire, con religiosa attenzione, il brodo dove i tortellini morivano per poi resuscitare in bocca, grazie ad un gusto fine e delicato. L’imbarbarimento dei costumi non ha risparmiato neppure tale alimeno secolare. Visto il successo ottenuto sul desco familiare, pur a prezzo di grossi sacrifici, l’industria si impossessò di tale leccornia,  rendendo in un colpo inutile il lungo soggiorno in cucina per la lavorazione. Nella frenesia della vita moderna, non c’era più tempo per preparare un brodo secondo maniera e quindi, accantonata l’ipotesi di sostituirlo con i dadi,  oscuri comunicatori cominciarono a far circolare l’ipotesi che solo la panna fosse adatta ad esaltare il sapore della pasta ripiena. Cuochi senza scrupoli, non contenti dell’omicidio perpetrato, infilarono ancora di più la lama nella ferita lacerante. Insieme alla crema di latte, unirono la rucola, il pomodoro, lo speck fino ad arrivare a veri e propri obbrobri, costituiti da abbinamenti fantascientifici, comprendenti salmone, gorgonzola e bacon. Di fronte ad un attacco così massiccio, ai poveri tortellini non rimase che cadere, senza nemmeno gli onori delle armi. Circolano oggi anche versioni di tortellini al nero di seppia: mai colore fu più indicato per celebrare il funerale di un grande della tavola!

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2 Commenti

  1. Sono tra i pochi fortunati.
    Il nonno di mia moglie era di Medicina e qui, nei dintorni di Napoli, trapiantò la consuetudine che il dì di festa, festa grande come Natale e Pasqua, si facessero i tortellini.
    Scandalo: anziché correre dipresso i tranci di capitone semoventi, la sera della vigilia era un gran manipolio di sfoglie e impasti per creare questi tortellini picoli piccoli.
    Sberleffi napoletani, ma erano di gusto.
    Ottimo brodo di cappone a Natale e di gallina a Pasqua e via.
    Ho la speranza ogni anno di mangiarne. Quest’anno niente a Pasqua.
    Spero nel prossimo Natale e ti farò sapere.

  2. a proposito..c’è una ragione oltre all’estetica del perchè levare i semi dai pomodori dopo sbianchiti… levi i semi della polpa gli hai levato quasi tutto…o forse levarli uno ad uno levarli o non levarli? This is the problem..i grandi chef del nord chisto dicono qua a roma e a napoli non si condivide mica tanto