“…d’altra parte si sa che la prima vite è germogliata sotto i piedi di Dioniso mentre ballava sulle pendici dell’Etna.” (J.J. Norwich)

PassopisciaroL’Etna è un complesso vulcanico siciliano originatosi nel Quaternario e ancora attivo. Un luogo magico, leggendario, che ha disegnato i suoi dintorni con il suo fuoco e la sua lava, modificandone continuamente il paesaggio.Ma l’Etna  rimanda anche  agli antichi dei della mitologia classica, scenario di innumerevoli leggende e rimandi storici.

L’Etna, che domina incontrastato sull’ampia vallata e sul golfo di Catania, visibile anche da Reggio Calabria e dai monti delle Madonie a nord della Sicilia, si narra essere stata la dimora non voluta del dio Eolo, il re dei venti, prigioniero proprio sotto le caverne del vulcano. Secondo il poeta Eschilo, invece, fu il gigante Tifone ad essere confinato nell’Etna. Tale esilio si suppone sia motivo di tante eruzioni.

Sono numerosissime le leggende che hanno per protagonista l’Etna o che sono ambientate in questo luogo per certi versi magico e mistico.Tra queste una riguarda la ninfa Etna, da cui deriverebbe il nome del Vulcano. Figlia di Urano e di Gea, simboli rispettivamente del Cielo e della Terra, la Montagna rappresenterebbe, quindi, la fusione e il punto di raccordo tra il centro magmatico terrestre e l’azzurro celeste.Una figura femminile forte, coraggiosa che non si piega alla prepotenza maschile. Se da una parte la ninfa Etna è madre e, dunque, presenza vivifica e benevola, nella leggenda essa si presenta forte e implacabile di fronte al nemico, capace di dare la vita ma anche la morte. In un continuo ed eterno contrasto, Etna rappresenta così il raccordo tra cielo e terra, tra vita e morte e per questo, nelle sue contraddizioni, non può che essere donna, guerriera e protettrice dei suoi figli. È su questa terra viva e in continuo rinnovamento, capace di generare emozioni intense, di essere madre generosa e severa al tempo stesso, che crescono alcuni dei vigneti più pregiati d’Italia.

Andrea FranchettiPassopisciaro, tenuta simbolo dell’Etna, adagiata sul fianco nord, è da venti anni un punto di riferimento per la viticoltura. Nel 2000 avviene l’incontro tra l’uomo, il produttore Andrea Franchetti ed il vulcano, L’Etna. Un legame che ha messo in dialogo costante il vignaiolo con la terra.La terra lega l’uomo in modo indissolubile come una madre con i figli. Accoglie le viti e lascia che con le radici esplorino le più segrete profondità. Proprio da questo “incontro” scaturisce la decisione di restaurare un antico baglio con cantina sulle pendici del vulcano dove, oggi, si trovano le vigne della azienda Passopisciaro.

La cantina si trova a circa 1000m di altezza sopra al piccolo paese di Passopisciaro nel comune di Castiglione di Sicilia, sul versante nord del vulcano. Il suo primo impegno è stato di recuperare i vigneti terrazzati abbandonati da tempo con viti di 80-100 anni incredibile memoria di un luogo e piantarne di nuovi con una densità di impianto di 12.000 piante per ettaro.L’arrivo di Franchetti sull’Etna ha contribuito alla rinascita della viticoltura sulla montagna e alla scoperta dei vini etnei da parte del mercato internazionale, poiché ha creduto nel potenziale di questa terra e ha valorizzato il concetto delle Contrade, cru di cui aveva intuito l’inestimabile valore.

PassopisciaroPassopisciaro conduce una viticoltura di precisione, rispettosa della natura, contando oggi su 26 ettari di vigna piantati a Nerello Mascalese ,ma anche Petit Verdot, Cesanese di Affile e Chardonnay.Qui, esattamente 20 anni fa la prima vendemmia di Passorosso,all’epoca Passopisciaro, Nerello Mascalese in purezza, entrava in cantina e dava il via al rinascimento della vitivinicultura della zona. “E’ un vantaggio fare il vino in questo posto che tradisce la comune meteorologia e vive racchiuso nella stranezza climatica, è un posto vergine e deserto dove regnano immagini potenti che vengono fuori da forze senza nome. Queste immagini si fanno corteggiare per anni senza lasciarsi capire del tutto, ma possono trasmettere uno stile attraverso le vinificazioni e la viticoltura, nei vini” così racconta Andrea Franchetti.

Passopisciaro VignetiL’alta quota e l’abbondanza di sole costituiscono una combinazione ideale per la viticoltura, mentre un incessante filo di fumo e la sporadica eruzione costituiscono un utile monito di quanto sia ancora attivo il vulcano e di quanto frequenti possano essere le colate laviche. Quest’ultime devastano il territorio, ma allo stesso tempo creano dei nuovi terreni dal profilo minerale unico, da cui il concetto dei tanti terroir distinti che prendono il nome di Contrade. I confini delle Contrade ricalcano fedelmente le antiche proprietà feudali che sono tutt’oggi riportate sulle mappe catastali dei rispettivi comuni. Franchetti conosce e apprezza le diversità dei singoli territori, e ne esalta le specificità producendo vini dalla grande complessità e marcata personalità individuale. Anche le sostanziali escursioni termiche che si verificano tra il giorno e la notte apportano un contributo importante, dilatando la stagione di crescita della vite che a sua volta regala maggiore eleganza e intensità al vino.

Tra le usanze e i miti che ancora oggi vivono sul vulcano, una è particolarmente commovente. I contadini che abitano sui suoi fianchi credono ancora che l’Etna sia un essere vivente, una madre o un padre, che si può rabbonire quando è arrabbiato. Per questo, se un’eruzione minaccia da vicino una casa o un paese, alcune persone prima di scappare lasciano la tavola apparecchiata con una bottiglia di buon vino sopra. Si crede ancora che l’Etna, apprezzando il dono, la risparmierà. Vi sembrerà strano ma … di solito succede proprio così!

PassopisciaroEtna Rosso Passorosso 2019 PASSOPISCIARO

Rubino pulito, luminoso alla vista. Note fresche di ribes e lamponi, eleganti, poi macchia mediterranea, sottobosco, olive nere , minerale anche pot pourri. Bocca succosa, calda, bello svolgimento lineare, tannino sottile, caldo. Finale fresco e pulito. 90

 

Passopisciaro ContradaTerre Siciliane IGT Contrada Guardiola 2019 PASSOPISCIARO

Rubino, lieve alla vista . Fresco, iodato appena al naso , mirto, frutti piccoli come ribes, note intriganti di pepe, origano e pomodori secchi. Bocca fluida, libera, intrigante succosa, calda e regolare nei tannini, bilanciata. Finale lungo appetitoso, prolungato 94

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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