Non l’ho mangiato, per pranzo, ma un agnello in variazione lo avrei gustato volentieri: le costolette fritte, il coscio arrostito in un forno a legna, magari, il lombo cotto in umido e servito con i piselli. Non contento, anche il cervello al cartoccio, con basilico e limone, quale gustoso finale. Non mi sarei fermato nemmeno di fronte alle “digiune”, ovvero la budellina cotte in forno con salvia e rosmarino, alla testicciola, utilizzata per insaporire il ragù con il quale condire la pasta. Mi rifarò, lo confesso, ma non devo giustificarmi, tutte le volte che mangio un agnello. E allora il povero pollo, l’innocente coniglio, il bistrattato tacchino? O divento vegetariano, ma ne dubito, o continuerò imperterrito…fra l’altro, ora ho la passione per l’agnello allo spiedo, una vera libidine.Dissacrante? No, sincero!

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2 Commenti

  1. ti do ragione al 100%!!! o si è vegetariani (senza assillare il prossimo, please) o fare distinzioni fra l’agnello e gli altri animali – pesci compresi! – è pura ipocrisia.
    io ho fritto delle cotolette dopo averle disossate….ottime!!!

  2. L’indimenticato Giorgio Romoli, artista, cuoco ed animatore di Punta Ala nei suoi anni più belli, scrisse una volta un volumetto dal titolo
    “Uccellini di Dio e pesciacci del Diavolo”,
    dove appunto sosteneva l’assurdità della posizione dei tanti difensori di allodole e tordi, i quali poi si strafogano di astici e aragoste gettate vive nell’acqua bollente. Noi siamo “onnivori” quindi gustiamo, con criterio e moderazione, ciò che la bontà Divina (o la natura come preferite) ci offre, senza ipocrisie.