Finita l’emozione dle primo post, inizio a fare sul serio. Primo tema che affronto:la scuola alberghiera. Ci insegno da più di vent’anni ma mai come oggi mi sembra un’istituzione inutile e costosa. Prima si formavano gli studenti a livello professionale, che perlomeno imparavano un mestiere, poi con la riforma del 1992 si è voluto creare una scuola marmellata, dove tutti provano a fare un po’ di cucina, un po’ di sala, un po’ di segreteria, senza che questo porti gli alunni ad amare il lavoro. Come mai di fronte a quasi 2000 studenti frequentanti le scuole fiorentine, non ci sono sufficienti diplomati per coprire la richiesta di alberghi e ristoranti del capoluogo toscano? Si ha idea dello spreco di soldi? Invece di creare costosissime scuole private per ricchi, dove la retta è insosteibile alla maggior parte delle famiglie perchè non investire in maniera più saggia nella scuola pubblica? Misteri del Belpaese!

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

6 Commenti

  1. Il famoso progetto 92 è stato une vero e proprio disastro per l’istruzione professionale italiana. Questa tipologia d’istituzione scolastica ha perso la propria peculiarità per lasciare posto ad un mix spesso inutile. Adesso però c’è la sorpresa in Finanziaria: l’art. 66 comma f contiene 4 righe che tagliano ancora l’istruzione professionale, temo che quelle poche ore professionalizzanti saranno ulteriormente ridotte!

  2. caro Leonardo, parole sante le tue… che rischiano di suonare scandalose agli occhi degli ideologi del “privato è bello”. Non arrendiamoci. ciao. baldo

  3. Io sono tendenzialmente uno di quelli che “privato è bello”, baldo. Ma solo se il privato è privato sul serio: solo se il privato le sue cose se le paga lui, e ci guadagni su quello che può e riesce, e mi complimenterò con lui. Il problema che abbiamo invece, e anche (soprattutto!) nella scuola, è che la cosiddetta “scuola privata” non è privata manco per un cavolo! Vive di sovvenzioni, contributi, facilitazioni ecc. ecc. insomma, non è privato, ma è parastato!
    E – scusate, ma io sono fatto così, le cose le dico come mi vengono – se si facesse meno retorica e si buttassero via meno soldi su Università del Gusto pollenziane o Università di Scienze Gastronomiche parmiane, e si investisse su una riqualificazione seria della rete degli alberghieri… aho, ma dico, ma lo sapete che la retta per l’università di slow food a Pollenzo è 19.000 euro l’anno? E che incidenza volete che abbia? Quanti potranno frequentarla? E su questo doveva esaurirsi la pressione sulla qualificazione della formazione che slow food poteva (potrebbe) mettere in atto? E slow food non è di quelli “privato è bello”…

  4. Esatto Antonio, il privato dovrebbe essere privato, punto!

    Sulle scuole alberghiere si sono abbattute diverse scure, ad iniziare dal progetto 92, passando per la riforma Moratti e arrivando a questa Finanziaria. Come però potete ben notare nessuno ne parla, e dire che il nostro Paese punta soprattutto sul turismo e sulla cucina italiana, ma nel frattempo però penalizziamo l’unico segmento d’istruzione che ancora da’ le basi di cucina sia dal punto di vista tecnico/pratico che storico e culturale.

    Inizio a sospettare che si voglia affidare questo compito ad altri soggetti e la cosa inizia a puzzarmi!

  5. Che ci sia una sana voglia di abbattere le scuole alberghiere mi sembra evidente..mi fa rabbia vedere associazioni che invece di investire sulla formazione di giovani leve decidono di fare business con i soldi dello stato…come rimediare è difficile dirlo però..

  6. ciao leonardo,
    scrivo di cibo sapendo cucinare e sto raccogliendo del materiale per una pubblicazione sulle frattaglie ( con il mitico franco cazzamali), hai qualche testo da segnalarmi o il nome del tuo blog è puramente casuale?
    grazie e ciao

    Roberta Schira

    http://www.robertaschira.com